Cinquanta interventi in tre anni per somigliare a Angelina Jolie, ecco gli effetti choc

Voleva a tutti i costi somigliare alla sua beniamina Angelina Jolie, una delle donne più sexy al mondo. La ricerca frenetica di quella bellezza che per lei era così perfetta le ha portato molta fama, anche grazie al web, ma gli effetti degli interventi chirurgici, una cinquantina in meno di tre anni, sono devastanti.

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A 19 anni il primo intervento, a cui ne sono seguiti altri, probabilmente a buon mercato e senza le opportune precauzioni mediche. Mentre cercava di dimagrire sempre di più, il suo viso cambiava forma fino ad assumere un aspetto decisamente preoccupante.
Con il passare del tempo (e delle operazioni), l’evoluzione dell’aspetto della ragazza è diventata così impressionante da farle guadagnare centinaia di migliaia di follower su Instagram.
Inevitabilmente, sono arrivati anche gli haters, che senza pietà hanno attaccato una ragazza che si è fatta del male da sola e andrebbe solamente aiutata. Della Jolie non c’è proprio nulla, non bastano neanche le lenti a contatto dello stesso colore degli occhi della celebre attrice, ex moglie di Brad Pitt.
La storia di Sahar, che dovrebbe essere un monito sui rischi degli eccessi della chirurgia estetica, è stata raccontata anche da Unilad.
«Sembri uno zombie», scrivono molti utenti. Altri infieriscono ancora di più: «Hai chiesto al chirurgo di farti sembrare un cadavere vecchio di tre giorni?».

Senza Cristina Chiabotto, Fabio Fulco ha il cuore a pezzi

“Sto vivendo un momento non sereno. Ma credo che arriverà quel che merito”. Fabio Fulco dopo l’addio da Cristina Chiabotto dopo 12 anni d’amore ha il cuore a pezzi, ma non smette di credere nell’amore. “Se mi innamoro do tutto me stesso. Se litigo, chiudo… Per sempre – racconta al settimanale Novella 2000 – La cosa più bella per me è invecchiare con la stessa persona.

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E’ l’unica cosa per la quale vale la pena sognare”.
“Sono tornato da un viaggio bellissimo in Cina, tra Pechino e Shanghai. Ho scelto di andare in Oriente perché era una tappa che mi mancava. E sono partito da solo. Questo era il momento giusto per staccare da certe situazioni. – racconta Fabio, che quando è uscita la notizia della rottura con la ex Miss Italia, ha fatto le valigie – Per far perdere le mie tracce. Sono stato dieci giorni lontano dal mondo: non funzionava internet, non ho avuto accesso a Whatsapp o Google. E forse è stato un bene”.
Tornato dal viaggio in solitaria si è chiarito le idee e ora Fulco è più convinto che mai: “Non sono mai stato dell’idea che chiodo scaccia chiodo. O che chiusa una porta si apra un portone. C’è un tempo per tutto e questo per me non è quello in cui sono alla ricerca di un nuovo amore. Devo rispettare i miei tempi, per dare rispetto anche alla persona che verrà. Ma continuo a credere nell’amore. Sono un sognatore e vorrei vivere una storia bella e lunga come quella dei miei nonni o dei miei genitori”.

Gli uomini preferiscono le donne con il lato b “a mandolino”. Ecco perché

ROMA – Secondo voi perché gli uomini a letto preferirebbero le donne con il lato B “importante”? E, al di là delle ovvie risposte, è proprio la scienza a spiegarlo.
Come riporta il sito di Radio105, secondo una ricerca condotta dalla Bilkent University il segreto sarebbe nella curvatura della spina dorsale. La curvatuta a 45 gradi farebbe sembrare il lato B più grande e questo attrarrebbe i maschietti per un motivo ben preciso.

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L’esperto David Lewis ha spiegato: “Gli uomini spostano l’attenzione sul sedere ottenendo informazioni sulla spina dorsale della donna senza nemmeno rendersene conto”. Il ricercatore sostiene che la curvatura abbia attratto i maschietti fin dall’antichità, perché permetteva alle donne di cercare cibo anche se incinte e di avere figli senza danneggiare la schiena.
Le donne che non hanno il lato b a mandolino sarebbero più limitate nei movimenti durante la gravidanza e avrebbero una pressione sui fianchi dell’800 per cento. Il motivo dell’interesse dell’uomo per questo tipo di fondoschiena sarebbe quindi per fini evoluzionistici. La donna con il lato b a mandolino sarebbe la partner ideale. Senza contare che è anche sexy…

“Le creme solari fanno male”, la rivelazione in uno studio

Le creme solari, in realtà, possono far male alla salute. A sostenerlo è una ricerca della Lomonosov Moscow State University. Il problema, secondo gli studiosi, è l’avobenzone – composto chimico usato nelle lozioni protettive – che diventa tossico quando si combina con cloro e raggi ultravioletti. Insomma, un bagno in piscina dopo essersi spalmati il solare può essere pericoloso per la nostra salute, si legge sul ‘Mail on line’.

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L’avobenzone, sostanza in sé sicura, è un filtro UV capace di assorbire i raggi ultravioletti tramutandoli in lunghezze d’onda, prevenendo danni alla pelle. Ma secondo gli scienziati russi il composto sprigiona tossine cancerogene quando viene a contatto con una miscela di sole e acqua clorata perché si scompone in acidi aromatici, gli aldeidi, i fenoli e gli acetil benzeni.
Fenoli e acetil benzeni in particolare sono considerati estremamente tossici e sono fortemente legati a tumori mortali e infertilità, dicono gli esperti della Lomonosov Moscow State University. Mentre un recente studio ha dimostrato come gli aldeidi possono aumentare il rischio di cancro in quanto interferiscono con il meccanismo di riparazione naturale del corpo.
Ovviamente i ricercatori non invitano a non usare la protezione solare, ma allo stesso tempo sottolineano come sia importante condurre studi sui composti chimici che ci mettiamo addosso in modo da capire se non apportino solo dei benefici.

Dna ereditato dai Neanderthal interferisce con i nostri geni: incide su schizofrenia e lupus

La scoperta. Le antiche sequenze genetiche che abbiamo ereditato dai Neanderthal e che compongono il 2%-4% del nostro Dna non sono silenti, anzi: potrebbero influenzare il modo con cui i nostri geni vengono accesi o spenti, condizionando ad esempio la statura e il rischio di sviluppare malattie come la schizofrenia e il lupus eritematoso.

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È quanto dimostra uno studio della University of Washington School of Medicine pubblicato sulla rivista Cell. «Sebbene siano trascorsi 50.000 anni dagli ultimi incroci tra i Neanderthal e gli uomini moderni, ancora oggi ne possiamo misurare le conseguenze sull’espressione dei geni», spiega il co-autore dello studio, Joshua Akey. Studi precedenti avevano trovato correlazioni tra alcuni geni ereditati dai Neanderthal e alcuni tratti riguardanti la depressione, il lupus e il metabolismo dei grassi, ma ancora nessuno era riuscito a svelare i meccanismi molecolari responsabili di questa associazione. I genetisti statunitensi hanno cominciato a fare luce sulla questione esaminando un enorme database contenente informazioni relative ai geni ‘accesì e ‘spentì nei vari tessuti del corpo di oltre 400 persone. La ricerca si è focalizzata in particolare sugli individui che presentavano per alcuni geni sia una versione Neanderthal sia una versione ‘modernà, una ereditata dalla madre e l’altra dal padre: per ciascuno di questi geni, si è confrontata l’espressione delle due varianti in 52 tessuti dell’organismo. Dai risultati è emerso che nel 25% dei casi si hanno differenze di espressione tra le varianti moderne e quelle antiche. I geni dei Neanderthal risultano poco ‘accesì soprattutto a livello del cervello e dei testicoli, probabilmente i tessuti che si sono sviluppati di più dopo che le strade evolutive dell’uomo moderno e del Neanderthal si sono separate circa 700mila anni fa. In alcune situazioni le varianti genetiche dei Neanderthal possono pure avere risvolti positivi, come nel caso del gene ADAMTSL3 legato alla schizofrenia: se finisce sotto il controllo del Dna neanderthaliano, si riduce il rischio di malattia e aumenta invece la statura.

“Stare sempre a dieta allunga la vita”: il parere degli studiosi

Vivere stando sempre a dieta allunga la vita. Una lunga ricerca condotta sui primati ha infatti dimostrato che la restrizione calorica fa vivere le scimmie circa 3 anni in più rispetto al normale, il che si tradurrebbe in circa 9 anni nelle persone. Una dieta così rigorosa potrebbe non essere per tutti, osservano gli esperti, ma la comprensione dei meccanismi alla base di tutti i benefici della restrizione calorica potrebbe un giorno portare a farmaci anti-invecchiamento, spiega Julie Mattison del National Institute on Aging-Nia di Baltimora nel Maryland (Usa).

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“L’obiettivo – precisa – è quello di migliorare la salute umana”. Diverse ricerche hanno evidenziato che la restrizione calorica estende la durata della vita per gli organismi di laboratorio, dal lievito ai vermi, dalle mosche ai topi. Osservazioni che hanno spinto diverse persone a scegliere di limitare le calorie assunte giornalmente. Ma non è chiaro se l’approccio possa davvero rendere più longevi animali a lunga vita come l’uomo. E due studi sulla restrizione calorica nei macachi – che vivono circa 26 anni in cattività – avevano finora prodotto risultati contrastanti. I trial sono stati avviati a fine anni ’80 e ancora oggi non tutti gli esemplari arruolati sono morti. Tuttavia, se da un lato uno dei due gruppi, di base all’Università americana del Wisconsin, riportava di aver osservato che le scimmie con una dieta ristretta vivevano effettivamente più a lungo rispetto al gruppo di controllo, dall’altro il secondo studio gestito dal Nia non rilevava alcuna differenza nei tassi di sopravvivenza degli animali coinvolti, mettendo in dubbio l’intera premessa. Ora, però, le squadre hanno confrontato i loro risultati più recenti e hanno concluso che il trial con i risultati positivi è quello affidabile. L’altro aveva invece dei problemi e, nonostante tutto, 4 delle scimmie che hanno iniziato la restrizione calorica da adulte hanno vissuto per più di 40 anni, battendo ogni record. Nello studio del Wisconsin, invece, gli animali con dieta ipocalorica vivevano significativamente più a lungo rispetto ai controlli: i maschi circa 2 anni in più, le femmine circa 6. Anche i tassi di malattie cardiache e cancro sono risultati più bassi. Si tratta delle principali cause di morte nelle persone, a sostegno dell’ipotesi che i risultati si potrebbero applicare anche agli esseri umani, spiega il ricercatore italiano Luigi Fontana, dell’università degli Studi di Brescia, citato dal ‘New Scientist’. Sembra però che alcuni ‘seguaci’ della restrizione calorica siano delusi dai risultati ottenuti sulle scimmie rispetto a quelli osservati sui topi, che hanno vissuto fino al 50% più a lungo della norma. A spiegarlo è Brian Delaney, presidente della Calorie Restriction Society, organizzazione che sostiene questa pratica nelle persone. “Ne vale la pena?”, è la domanda. “La mia scelta è di farlo – risponde Delaney – Ma io sono talmente abituato alla dieta che in realtà non è più molto difficile per me” seguirla. Delaney ha praticato la restrizione calorica per 24 anni. E’ un regime alimentare impegnativo che prevede la pianificazione di ogni pasto con precisione e, spiegano gli esperti, non è scevro da effetti collaterali che possono includere sensazione di freddo e libido ridotta.

Gli svedesi fanno poco sesso, il governo è preoccupato: “Ecco come intervenire”

Il governo svedese è sempre più preoccupato perché i suoi cittadini fanno poco sesso. Ed è per questo che nella speranza di porre rimedio al problema, il governo di Stoccolma ha intenzione di svolgere una ricerca sulle abitudini sessuali degli svedesi, uno studio sul sesso che arriva a 20 anni dal primo, realizzato nel 1996.

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Secondo alcune ricerche condotte dai media svedesi, scrive ‘Metro.Uk’, negli ultimi anni si sarebbe registrato un declino dell’attività sessuale in Svezia. Un segnale che deve aver messo in allarme il governo, tanto da voler subito correre ai ripari. Come ha evidenziato il ministro della Salute pubblica Gabriel Wikström, la perdita nazionale della libido potrebbe essere un “problema politico” se legata a stress o ad altri problemi di salute.

“E’ importante sapere quanto sesso stanno facendo in meno gli svedesi e quale sia la ragione” ha scritto Wikström in un articolo pubblicato sul quotidiano svedese ‘Dagens Nyheter’, mentre sul sito web governativo, il politico ha ribadito che il governo intende realizzare, entro il 2019, una nuova indagine che aiuti ad attuare le sue linee politiche in materia di salute sessuale e riproduttiva. “Il sesso influenza fortemente la salute delle persone – ha detto il ministro – non si può parlare solo di argomenti come le malattie veneree, ma anche di cose positive legate al sesso”.

Qual è il modo più efficace per dimagrire? Niente corsa, ecco di cosa si tratta

Credete che correre sia la soluzione per perdere peso e rimettersi in forma? Nulla di più sbagliato. Secondo uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine in Gran Bretagna il modo migliore per dimagrire è andare in bicicletta.

35846_134560783235909_100000459637298_281330_6882098_nLa ricerca ha analizzato il rapporto tra i mezzi di trasporto scelti dai pendolari e il rischio di obesità. L’analisi ha coinvolto 72999 uomini e 83667 donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni. Analizzando il comportamento e lo stile di vita dei pendolari, di coloro che usano la bici per andare a lavoro, è emerso che tendono a mantenere più facilmente la forma e a dimagrire di chi si muove a piedi. Le donne sono molto più attive, ma è emerso che coloro che si muovono in bicicletta possiedono un indice di massa corporeapiù basso. Per la media degli uomini esaminati (53 anni, altezza di 176,7 cm e peso di 85,9 kg) utilizzare la bicicletta per andare al lavoro significa pesare circa 5 kg in meno rispetto a coloro che usano l’auto o i mezzi pubblici.  Anche camminare fa bene, ma non si raggiungono gli stessi risultati.

“Bere bevande calde può far venire il cancro”, il risultato choc di una ricerca

Cosa c’è di meglio di una bevanda calda quando non ci si sente tanto bene? E invece no. Bere bevande molto calde provoca probabilmente il cancro esofageo, ha detto oggi l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Oms come si legge su ‘Le Figaro’.

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Assolto quindi il caffè, uscito dalla ‘black list’ degli alimenti cancerogeni. Secondo Christopher Wild, direttore della Iarc, le ricerche effettuate “suggeriscono che il consumo di bevande calde è una probabile causa di cancro dell’esofago e quindi sia la temperatura, piuttosto che le bevande stesse, a essere responsabili”.

Perdi peso ma lo riacquisti velocemente? La colpa è dei batteri

Perdi peso ma lo riacquisti in pochi giorni? La colpa non è della tua forza si volontà ma dei batteri. È quanto emerge da una ricerca tedesca, dello University Hospital Schleswig Holstein di Kiel, presentata al meeting della European Society of Endocrinology.

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Secondo gli studiosi durante la dieta dimagrante, quando si deve perdere peso perché si è ad esempio affetti da obesità, la varietà dei batteri che compongono la flora intestinale migliora, per poi tornare allo stato precedente nella fase cosiddetta di mantenimento, quella cruciale nella quale i chili persi si possono riguadagnare. Per arrivare a questa conclusione a 18 adulti obesi è stato chiesto di seguire una dieta che prevedeva un totale di 800 calorie al giorno, per tre mesi.  Successivamente è stato previsto per loro un regime alimentare di mantenimento, e in entrambe le fasi è stata misurata la sensibilità all’insulina, così come l’attività e la diversità dei batteri intestinali, utilizzando campioni di feci.  Dai risultati, comparati con quelli di un gruppo di controllo di tredici adulti obesi e tredici in forma, è emerso che se alla fine del regime dietetico vero e proprio la flora batterica risultava più diversificata, la diversità dei batteri non è stata conservata durante la fase di mantenimento del peso.