Paura delle vespe? Ecco il modo per non farsi pungere

Vespe incubo di chi vuole campeggiare all’aria aperta? Non c’è problema, per allontanare i fastidiosi insetti arriva dalla scienza un suggerimento semplice e, almeno sulla carta, efficace: gli esperti presenti al Cheltenham Science Festival, interpellati dal Telegraph, hanno infatti rivelato un piccolo per prevenire l’attacco di uno sciame in cerca di viveri.

vespa-giganteQuale? Interrompere la comunicazione fra la prima vespa in esplorazione sulla vostra tovaglia e le altre vespe presenti nel nido. Per farlo basterà solo ‘prenderla in ostaggio’, bloccandola temporaneamente sotto una tazza o un bicchiere, e impedendole così di tornare a casa per chiamare rinforzi affamati. Una volta finito il picnic, la vespa potrà essere liberata senza problemi.  Ma perché tenerla semplicemente in ostaggio e non ucciderla? Gli entomologi sono categorici in merito: le vespe svolgono “un servizio fondamentale” per l’ambiente cacciando a loro volta altri insetti e nutrendosi di ragni e scarafaggi. “Non sono creature aggressive – sottolinea il professor Adam Hart dell’Università di Gloucester al Telegraph – ma quando qualcuno inizia ad agitare le mani per scacciarle loro provano a difendersi. Le vespe mangiano qualsiasi cosa e sono in grado di andare praticamente su qualsiasi tipo di materiale o superficie esistenti, il che le rende incredibilmente preziose per il nostro ecosistema”.

C’è vita dopo la morte, almeno per il Dna: la scoperta è rivoluzionaria, ecco perché

Nel Dna la vita prosegue dopo la morte almeno per altri quattro giorni: è stato osservato nei topi e nei pesci, nei quali alcuni geni sembrano continuare a essere attivi per molte ore dopo la morte. Sono le conclusioni dello studio del microbiologo Peter Noble, dell’università di Washington a Seattle, per ora pubblicato sul sito BioRxiv, che non richiede la revisione della comunità scientifica, e citato sul sito della rivista Science.

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La scoperta potrebbe migliorare le tecniche per conservare gli organi destinati ai trapianti.  Quando un organismo vivente muore non sempre le funzioni vitali cessano nello stesso momento e alcuni processi interni possono proseguire per molte ore. In passato, analizzando cellule umane di sangue e fegato di esseri umani dopo la morte, alcuni studi avevano indicato che l’attività di alcuni geni proseguiva. Seguendo questa strada, Nobles è andato alla ricerca della possibile attività post mortem di oltre 1.000 geni in topi e pesci zebra, i pesci più studiati nei laboratori di genetica. Ha scoperto così che centinaia di geni continuano a funzionare dopo il decesso, nei pesci anche dopo ben quattro giorni. Molti dei geni attivi svolgono attività necessarie all’organismo in momenti di emergenza, ma sorprendentemente sono risultati ‘accesì anche geni legati allo sviluppo dell’embrione e che restano silenziosi dopo la nascita, oppure altri che facilitano lo sviluppo di tumori. Questi risultati potrebbero aiutare a capire importanti problematiche legate ai trapianti e rivelarsi anche un ottimo strumento per la medicina legale.

Dimagrire, l’ultima frontiera è la macchina che estrae il cibo direttamente dallo stomaco

Un nuovo e insolito dispositivo per favorire la perdita di peso estraendo il cibo dallo stomaco prima che questo venga digerito è stato approvato dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.

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Il sistema si chiama AspireAssist ed è in grado di estrarre circa un terzo del cibo all’interno dello stomaco prima che questo venga digerito e possa contribuire all’aumento di peso. Tuttavia, la procedura sarà applicabile solo a pazienti obesi con un BMI compreso tra 35 e 55 e che non sono stati in grado di perdere peso in altri modi. Uno studio negli Stati Uniti ha mostrato che i pazienti sottoposti a tale trattamento hanno perso in media il 12% del loro peso corporeo totale in un anno. Il metodo consiste in un tubo sottile piantato all’interno dello stomaco e collegato ad una porta esterna sul ventre.
Circa 20 minuti dopo aver terminato un pasto, una volta che il cibo ha viaggiato per lo stomaco, gli utenti devono collegare la porta a un dispositivo esterno, che drena il cibo nella toilette e lo sostituisce con acqua.
Il vice direttore della FDA, Dr. William Maisel, ha spiegato: “I pazienti devono essere periodicamente monitorati dal loro fornitore di assistenza sanitaria e dovrebbero seguire uno stile di vita che li aiuti a sviluppare sane abitudini alimentari per ridurre l’apporto calorico”.

“Punto G”, ce lo hanno anche gli uomini: ecco come trovarlo e stimolarlo

Finora la sessuologia si è largamente concentrata sul punto G e sul piacere femminile, e altrettanto ha fatto l’industria dei sex toys. In realtà, esiste un punto analogo anche nell’uomo, ma solo oggi sta cadendo uno storico tabù.  Il punto G maschile esiste e corrisponde ad una zona della prostata.

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Non è un caso che negli ultimi tempi sempre più uomini ricorrano, senza timore o vergogna di dichiararlo, al massaggio prostatico, considerato fino a poco tempo fa un vero e proprio tabù in quanto considerato ‘poco virile’. Il mercato, però, non mente mai e le aziende produttrici di articoli erotici ormai non si limitano esclusivamente ai vibratori per il piacere femminile. Sono sempre di più, e sempre più diversi, i sex toys pensati proprio per il massaggio prostatico. Le chiavi per ottenere il risultato desiderato con questa tecnica sono cinque. In primis, occorre accertarsi che le mani o il sex toy utilizzati per il massaggio prostatico siano perfettamente pulite. Poi, è consigliabile che l’uomo si distenda con tutti i fianchi e assuma una posizione confortevole. Ovviamente, è essenziale anche utilizzare del lubrificante per l’inserimento e compiere l’operazione in maniera graduale, in modo da far abituare il corpo dell’uomo. Per farlo, è necessario compiere piccole spinte avanti e indietro e non spingere con forza e a senso unico.  Come riporta Mashable.com, chi ha provato il massaggio prostatico assicura: «La virilità e il piacere ne giovano profondamente, è una maniera del tutto nuova di vivere il sesso». Secondo alcuni sessuologi, l’orgasmo maschile può aumentare di un terzo grazie a questa tecnica sempre più diffusa.

Qual è il momento giusto per fumare? Le donne devono fare attenzione

Non è semplice smettere di fumare ed è bene scegliere il momento giusto. Per le donne la situazione perfetta ha a che fare con il proprio ciclo perché in età fertile è preferibile seguire i flussi ormonali e le mutazioni endocrine. Per resistere meglio alla tentazione di nicotina è bene dire basta nella fase che precede il ciclo mestruale.

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Secondo una ricerca dell’Università della Pennsylvania, le donne dovrebbero sfruttare i periodi in cui i valori di progesterone sono più elevati, quindi prima del ciclo. Sandro Viglino, Vice Presidente nazionale dell’AOGOI, ha commentato sollevando qualche obiezione: “Nella fase luteinica, che segue l’ovulazione e precede la mestruazione, in alcune donne è esperienza clinica comune rilevare invece un’accentuazione della ricerca dei piaceri voluttuari, come maggior assunzione di dolci o alcolici, o di un maggior desiderio sessuale. Si tratta di un paradosso apparente, visto che la fisiologia ormonale suggerirebbe il contrario come riporta la ricerca. In altre invece è facile osservare calo dell’umore, irritabilità e altri sintomi della classica sindrome premestruale. Appare quindi difficile correlare la dipendenza e l’eventuale abbandono del vizio del fumo con i cicli ormonali”.

Gli uomini intelligenti preferiscono una partner con il seno piccolo: ecco perché

Gli uomini intelligenti preferiscono le donne con un seno piccolo. È la rivincita delle donne non formose quella spiegata dai ricercatori di Psychology Today che affermano come gli uomini mentalmente più sviluppati e colti prediligano una partner con un seno più piccolo.  Il motivo non è solo sociale, e quindi legato all’apparenza e al desiderio di voler “mostrare” una donna più bella ma psicologico.

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Gli uomini a cui piacciono le donne con il seno piccolo hanno un minor fabbisogno materiale, vale a dire che si sentono realizzati e completi, mentre a prediligere le donne più formose sono gli uomini con cultura minore e che ricoprono, lavorativamente parlando, impieghi di minore pregio e responsabilità.  La ricerca ha dimostrato che gli uomini che prediligono donne longilinee e dall’aspetto raffinato sono solitamete più ricchi della media, tutto il contrario si predilige in caso di stipendi più bassi, come se il corpo femminile desse loro il senso di opulenza che materialmente manca.

Cancro al seno, la scienza svela come poter prevenire le ricadute

Fa bene per la linea, fa bene per la prevenzione di malattie cardiovascolari e legate all’apparato digerente e riduce anche il rischio di ricadute per il cancro al seno. La dieta mediterranea resta uno dei regimi alimentari più studiati al mondo e continua a svelare i suoi segreti, soprattutto con il contributo della ricerca condotta nella sua ‘culla’ tricolore.

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L’ultimo dei buoni motivi per sposarla o riscoprirla, secondo un team di scienziati italiani, è che una dieta mediterranea ricca di verdure, pesce e olio d’oliva può ridurre il rischio di ricadute nel cancro al seno. Lo suggerisce un piccolo studio condotto dall’ospedale di Piacenza, finito sotto i riflettori negli Usa in occasione del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (Asco) in corso a Chicago, e rimbalzato sulla stampa internazionale.  La ricerca ha previsto l’arruolamento di più di 300 donne con tumore al seno in stadio precoce e si inserisce in un filone già avviato, rafforzando anche le evidenze raccolte in un precedente lavoro spagnolo in cui si suggeriva che la dieta può giocare un ruolo importante nella riduzione del rischio di cancro. Le pazienti erano divise in due gruppi: 199 osservavano una dieta normale, mentre 108 seguivano lo ‘stile mediterraneo’ a tavola.Un regime alimentare che comprende ortaggi, frutta, noci, semi, pesce, olio d’oliva e cereali integrali, ed è caratterizzato da un basso contenuto di carne rossa e trasformati, e con alcool ridotto al minimo. Le donne, che erano in remissione dal cancro al seno, sono state monitorate per tre anni. Risultato: nel periodo considerato, 11 pazienti del gruppo che seguiva una dieta normale sono state nuovamente colpite dal cancro, mentre nessuna nel gruppo della dieta mediterranea ha avuto ricadute.  Già l’anno scorso, lo studio guidato dall’Università di Navarra a Pamplona e dal Centro spagnolo di ricerca biomedica in Fisiopatologia dell’obesità e nutrizione (Madrid) – pubblicato su ‘Jama Internal Medicine’ si era concentrato sull’impatto di una dieta mediterranea integrata con olio extravergine di oliva, associandola con un minor rischio di tumore al seno. Nel lavoro gli esperti avevano messo a confronto donne le cui famiglie consumavano un litro di olio Evo a settimana con quelle che seguivano una dieta povera di grassi. In tutto ne sono state arruolate più di 4 mila e i ricercatori hanno scoperto che quelle del ‘partito’ della dieta mediterranea all’olio d’oliva sembravano avere un 68% di riduzione del rischio di cancro al seno.  Quello italiano è un piccolo studio che ha seguito le pazienti per 3 anni, fanno notare gli esperti, ma suscita aspettative verso i risultati di ulteriori ricerche a lungo termine e con campioni più ampi. Il tema è quello degli interventi sullo stile di vita per le ‘survivor’ del cancro al seno ed è “molto importante”, fa notare Erica Mayer, esperta di tumore al seno dell’Asco. E’ al centro di “una ricca attività di ricerca in corso” che punta a chiarire “cosa dovremmo raccomandare a queste donne”. Ma oggi ancora “non è chiaro se vi sia una dieta o alimenti specifici da mangiare o da evitare per prevenire le ricadute”, conclude.

Arriva il vaccino contro i tumori: già testato su tre malati

Messo a punto e testato per ora su tre pazienti, tutti con melanoma in stadio avanzato, un vaccino potenzialmente ‘universale’ contro i tumori. Ideato da esperti dell’università Johannes Gutenberg a Mainz, il vaccino è costituito da una capsula di molecole di grasso e contiene un ‘cuore genetico’, un piccolo Rna su cui sono scritte le ‘istruzioni’ per attivare le cellule del sistema immunitario del paziente a sferrare una forte risposta immunitaria contro il tumore.

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Secondo quanto riferito sulla rivista Nature, la sua unicità sta nel fatto che il vaccino funziona in maniera semplicissima e induce una forte reazione immunitaria: iniettato endovena, infatti, raggiunge i distretti immunitari del corpo (milza, linfonodi, midollo osseo) dove attiva una forte risposta immunitaria contro il tumore, sostenuta nel tempo. «Per ora – spiega all’ANSA Ugur Sahin, ricercatore che ha condotto il lavoro – abbiamo ancora una evidenza clinica limitata, poiché abbiamo testato il vaccino su soli tre pazienti. Comunque questi sono rimasti stabili, il che significa che i loro tumori hanno smesso di crescere dopo la vaccinazione e per tutto il periodo di osservazione». «Nel 2017 – anticipa Sahin – testeremo il vaccino su altri pazienti con diversi tipi di tumore». «La grande novità di questo lavoro – spiega Enrico Proietti, Direttore del reparto di applicazioni cliniche delle terapie biologiche dell’Istituto Superiore di Sanità – sta nel fatto che questi ‘liposomì (gli involucri di grasso che racchiudono il vaccino) sono molto efficaci nell’indurre una forte risposta immunitaria, sia perché attivano l’interferone, sia perché raggiungono quasi tutti la milza, ‘centro nevralgico’ delle reazioni immuni«. Potenzialmente, quindi, si tratta di un nuovo metodo di vaccinazione universalmente applicabile a diversi tumori (cambiando il contenuto della capsula a seconda del cancro), sottolinea Proietti. »Bisogna però essere cauti perché il dato clinico è al momento ancora troppo preliminare«. Il segreto di questo vaccino sta, dunque, nella capsula di ‘goccioline’ di grasso con cui viene veicolato. La capsula, infatti, raggiunge spontaneamente i distretti immunitari del corpo del paziente e, una volta giunta a destinazione, viene ingoiata dalle cellule dendritiche che poi leggono le istruzioni in essa contenute – l’Rna – e le traducono in un »antigene tumorale specificò, una «etichetta» molecolare che direziona le difese immunitarie in maniera mirata contro il tumore. La risposta immune scatenata è molto forte. Il carattere di potenziale universalità del vaccino risiede nel fatto che l’Rna inserito nella capsula è intercambiabile a seconda del tumore, così da essere tradotto in un antigene tumore-specifico. Gli esperti hanno prima dimostrato l’efficacia del vaccino sui topi con diversi tipi di cancro; successivamente hanno iniziato i test sull’uomo, concentrandosi inizialmente sul melanoma. Testato su tre pazienti in stadio avanzato di malattia, il vaccino, già a basse dosi, si è mostrato capace di dare avvio a una forte risposta immunitaria. Il prossimo passo della ricerca, dunque, sarà modificare il cuore del vaccino con nuovi Rna antiigenici e testarlo su pazienti con diversi tumori.

L’uomo che stai frequentando è realmente interessato? Ecco come scoprirlo

Il corpo parla, più di quanto si possa credere. Ci sono diversi messaggi che inviamo attraverso gesti e sguardi, comunicando con un linguaggio non parlato. È proprio grazie a questi messaggi che possiamo capire molto più di quanto si immagina della persona che abbiamo davanti, che sia un rapporto lavorativo o amoroso, il corpo, infatti, non mente.

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Per capire se un uomo è attratto da una donna basta analizzare degli atteggiamenti comuni, primo tra tutti il contatto visivo e fisico che si cerca di stabilire quando solitamente si è incuriositi e attratti da una persona. Se un uomo guarda una donna in modo continuo, intenso e non casuale è evidentemente interessato. Se ha le spalle dritte e il petto in fuori vuole dimostrare la sua mascolinità, tipoco atteggiamento, anche questo, di chi vuole far colpo. Ovviamente questi messaggi devono essere contestualizzati ma possono essere dei buoni campanelli di “allarme”.

Confessare un tradimento rafforza l’amore: ecco perché

Negare anche l’evidenza? Non c’è nulla di più sbagliato, non solo moralmente ma anche strategicamente, almeno se si tratta di tradimento. Contrariamente a quello che si crede confessare una scappatella potrebbe rafforzare l’amore molto più che ometterla.

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A dimostrarlo è il risultato di un sondaggio condotto su Incontri-Extraconiugali.com, il portale preferito dai fedifraghi, che ha chiesto a 1000 traditori cosa li spinge a rivelare l’adulterio al compagno. Il 37% delle persona ha confessato di aver tradito solo per movimentare un po’ il rapporto, diventato con il tempo “noioso”. Il 29% ha affermato di essere stato sincero proprio per proporre nuove esperienze a letto, mentre il 24% degli intervistati ha confessato che il tradimento avrebbe rinvigorito il rapporto, aumentando la fiducia. Il tradimento non è più qualcosa di inconfessabile e sembra essere anche un modo per rafforzare l’amore, da quanto emerge dal sondaggio. La sincerità sembra pagare, almeno sulla carta.