Sara Tommasi, nuova vita: «Sono scesa all’inferno e sono viva per miracolo. Potevano propormi di tutto, non sapevo cosa facevo»

“A 27 anni qualcosa nella mia testa ha cominciato a non funzionare. È avvenuto tutto molto lentamente, senza veri e propri segnali forti che potessero mettermi in allarme”. Sara Tommasi ripercorre un periodo difficile che oggi ha superato grazie all’ausilio dei dottori e alla vicinanza della famiglia: “Una lunga discesa che mi ha portato diritta all’inferno – ha fatto sapere a “Vero” – Oggi tutto questo per me ha un nome: ho scoperto di essere affetta da una forma di bipolarismo che ha una carattere genetico”.

sara-tommasi-nuova-vita_27123356

Momenti difficili (“non sapevo quello che facevo. Potevano propormi di tutto, tanto io non avevo minimamente la forza di reagire e ragionare. Ci sono state delle volte che sono stata letteralmente raccolta per strada, in stato confusionale, e portata all’ospedale con l’ambulanza. Credetemi, è un miracolo se sono ancora viva”) in cui la madre le è stata a fianco: “Il merito e stato tutto di mia madre. Non mi ha mai abbandonata, anche quando sparivo nel nulla per giorni e giorni: ha consultato diversi ospedali italiani e, grazie alla sua tenacia, ho iniziato le prime cure”.

I ricoveri sono stati diversi: “Ho subito sei ricoveri coatti. Sono stata negli ospedali Sant’Andrea e Villa Santa Maria di Roma” Una anche nella clinica Le Betulle vicino Como, oltre al Santa Maria di Terni. Un calvario, ma oggi sono ancora qui, viva. E pronta a ricominciare da capo. Anche se non è facile”.
Ora vorrebbe aprire una studio da commercialista ed avere una famiglia e intanto al suo fianco c’è una persona speciale: “c’è un uomo che mi è vicino e che mi vuole molto bene. L’ho conosciuto tre anni fa, facendo la spesa al supermercato, e abbiamo stretto una bella amicizia. Però non sono ancora pronta per avere una relazione importante perché sono molto concentrata su me stessa, anche se io vorrei tanto. La verità è che sogno una vita normale”.

Epatite A, boom di ricoveri: torna la paura, cozze sotto accusa

Epatite A: dopo molti anni di sordina l’infezione torna a mietere casi su casi in Campania. Da gennaio a luglio di quest’anno sono centinaia i cittadini, provenienti soprattutto dalla provincia di Napoli e Caserta, che hanno avuto bisogno di un ricovero al Cotugno per aver contratto il virus. Un’incidenza – rivelano gli specialisti del polo infettivologico campano – da 3 a 4 volte superiore a quella registrata nello stesso periodo del 2016. Ma non è tutto: la recrudescenza epidemiologica riguarda anche il temibile Tifo.

3243246_2056_cozze

Dall’inizio del 2017 sono ben 5 i casi di grave infezione intestinale e sistemica dovuti alla Salmonella a fronte di nessun caso rilevato nel 2016 e con poche, singole, eccezioni negli anni precedenti.
Numeri allarmanti, sia per la contagiosità degli agenti causali (che si diffondono molto rapidamente e facilmente nella popolazione generale per via oro-fecale) sia per il legame con il tipo di trasmissione che tradisce appunto, uno scadimento delle condizioni igienico sanitarie e dello stile di vita della popolazione colpita. Infezioni evitabili, a detta degli esperti, sia rispettando norme di profilassi quotidiana talvolta banali, ma sistematicamente trascurate, (come lavarsi spesso le mani in particolare dopo aver utilizzato il bagno), sia evitando di condividere oggetti di uso personale ma in anche e soprattutto rinunciando all’inveterata abitudine – che permane in molte famiglie campane e anche in alcuni punti di ristoro pubblici – di consumare frutti di mare crudi o poco cotti, come cozze e vongole.

Allarme zecche in Italia, sette ricoveri: il morso non si avverte e può portare paralisi

Allarme zecche in Italia dopo che nella provincia di Belluno sono state ricoverate sette persone. La Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali (Simit) mette in guardia dai pericoli dei morsi che, nella maggior parte dei casi, non si avvertono, ma possono avere conseguenze gravi come la paralisi e raramente anche la morte.

malattia-di-lyme-zecche

La meningoencefalite da zecche è una malattia virale del sistema nervoso centrale e spesso viene diagnosticata tardi perché il morso non viene percepito. Il tempo di incubazione è variabile e l’andamento dei sintomi vede un primo episodio simile all’influenza seguito da un periodo di relativo benessere della durata di 7-10 giorni, poi la malattia vera e propria. In provincia di Belluno, dal 1994 ad oggi sono 194 i casi di encefalite da zecche segnalati.   Questa malattia però si può prevenire con il vaccino. Questa patologia potrebbe però essere presente anche in altre aree geografiche, soprattutto quelle montane. “Dovrebbe essere quindi opportuno che i medici di base e il personale sanitario tutto tengano conto di questa possibilità”, spiega a ‘Repubblica’ Ermenegildo Francavilla, Direttore Unità Operativa di Malattie Infettive Ospedale di Belluno e membro Simit.