Amore, la coppia nasce nella mente: nel cervello il codice sentimentale

Decifrato il codice neurale dell’amore, trovata nel cervello la base dell’amore e della fedeltà: si tratta di un collegamento nervoso che rafforza la comunicazione tra aree interne ai circuiti della gratificazione e del piacere, e che tanto più funziona, tanto più stimola la formazione di un rapporto di coppia stabile e duraturo. E’ il risultato di uno studio condotto presso la “Emory University” e che sarà pubblicato sulla rivista “Nature”.

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Gli scienziati Usa hanno studiato i roditori che hanno unioni che durano tutta la vita e sono già da tempo un modello di studio per la biologia dei legami di coppia.
Gli esperti hanno studiato le connessioni nervose delle femmine di arvicola, in particolare tra corteccia prefrontale (area decisionale) e nucleo accumbens (centro nevralgico della gratificazione e del piacere). Hanno visto che tanto più è attiva la comunicazione tra le due aree, tanto più velocemente la femmina sviluppa una relazione con il maschio.
Inoltre si è visto che il primo incontro sessuale della coppia rafforza ulteriormente la connessione nervosa tra le due aree e che il livello di rafforzamento risultante va a braccetto con la velocità con cui successivamente i ‘partner’ si ritroveranno vicini.
Infine, per vedere se queste vie di comunicazione nervosa sono proprio il meccanismo diretto che fa sbocciare l’amore e forma la coppia, gli esperti hanno ideato un meccanismo per attivarle a comando (con la luce) e visto che questa attivazione rafforza il legame o ne determina la formazione se questo non è ancora nato.
Lo studio in definitiva ha portato alla scoperta della traccia neurale dell’amore e del rapporto di coppia. Le conoscenze dei meccanismi biologici in atto potrebbero in futuro orientare terapie per aiutare persone con problemi di relazione, ad esempio pazienti autistici.

“Lo smog rallenta il cervello dei bambini”: ecco l’allarme dello studio choc

Essere esposti ad alti livelli di inquinamento atmosferico può essere pericoloso, soprattutto per l’attività cerebrale dei bambini. Questa è l’ipotesi avanzata da un team di scienziati del Centre for Research in Environmental Epidemiology di Barcellona, in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Epidemiology’. Il cervello rallenta con lo smog.

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Secondo le conclusioni degli esperti, citate dal ‘Daily Mail’, i piccoli alunni che respirano i fumi tossici che si sprigionano nel traffico sulla strada verso la scuola fanno più fatica in aula, impiegano più tempo per rispondere alle domande e hanno più difficoltà a concentrarsi. E gli scienziati hanno anche osservato che nei giorni caratterizzati da picchi di smog, questi problemi si sono aggravati. Gli effetti dell’inquinamento sull’organismo sono sotto la lente da tempo e gli studi si susseguono, aprendo il dibattito anche a livello politico. Di recente, per esempio, il Primo ministro britannico Theresa May ha avvertito che l’inquinamento atmosferico è stato il quarto rischio sanitario più importante dopo cancro, obesità e malattie cardiache. Gli scienziati spagnoli, nel loro ultimo lavoro, hanno seguito 2.600 alunni tra i 7 e i 10 anni, testando la loro capacità di prestare attenzione in classe e confrontando i risultati con le oscillazioni nella qualità dell’aria. Dai risultati è emerso che nei giorni in cui i fumi nocivi del traffico erano al massimo, c’è stata una marcata riduzione della capacità dei bambini di concentrarsi su compiti di problem-solving. Le emissioni in questione, ammoniscono gli scienziati, contengono elementi “neurotossici” che possono danneggiare il cervello dei bambini. E “l’inquinamento atmosferico può avere potenziali effetti dannosi sul neurosviluppo. Il nostro studio suggerisce che lo smog da traffico potrebbe influenzare le prestazioni cognitive dei bambini in età scolastica”.

Il sesso dopo i 50 anni fa bene al cervello, ecco perché

Il sesso non ha età e dopo i 50 anni potrebbe far bene al cervello, alla memoria e, per gli uomini in particolare, anche alle loro capacità decisionali, di pianificazione e di concentrazione: ad osservare un chiaro ‘legame’ – sia pure non ancora scientificamente provato di causa-effetto – tra la frequenza dell’ attivita’ sessuale e l’acutezza mentale, e’ uno studio pubblicato sulla rivista internazionale ‘Age & Ageing’.

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Lo studio, condotto in Inghilterra alla Coventry university, ha seguito 6.800 adulti ed anziani tra i 50 e gli 89 anni per 12 mesi, e li ha sottoposti a test sull’ efficienza delle loro funzioni mentali. Sottoposti a dettagliati questionari sui loro incontri e attivita’ sessuali (incluse quelle solitarie), i volontari hanno risposto a test mnemonici, sia verbali che numerici, ed hanno dovuto dimostrare le loro capacita’ cosiddette ‘esecutive’, ossia di risolvere problemi e di concentrarsi. Sia gli uomini che le donne coinvolti in attivita’ sessuali piu’ frequentemente – spiega il rapporto – hanno evidenziato una memoria piu’ acuta e precisa.  Ma il cervello maschile ha ricevuto una ‘spinta’ in piu’ – tra gli uomini che facevano piu’ sesso – anche sulla loro abilita’ decisionale ed ‘esecutiva’. La differenza tra i sessi in questo campo, potrebbe – secondo gli esperti – dipendere da fattori ormonali che influenzano maggiormente l’organismo femminile. I risultati sono stati confermati anche una volta tenuti in considerazione vari fattori esterni, che avrebbero teoricamente potuto influenzare i dati emersi: dallo stato di salute, al benessere economico, al livello culturale e cosi’ via dei partecipanti. Questo studio mostra una ‘significativa associazione’ tra l’attivita’ sessuale e le funzioni cognitive negli adulti ultracinquantenni – ha commentato l’autore principale dell’indagine Hayley Wright – e verranno condotte altre indagini in materia per verificarla e capire il perche’

Le donne con il lato B grosso sono più intelligenti

Avete il lato b più pronunciato? Niente paura, gli scienziati di Oxford dicono che siete delle privilegiate. Si, avete capito bene.

il lato b di alessandra sorcinelliInfatti, in uno studio condotto dagli scienziati della University of Oxford e del Churchill Hospital, sono stati messi in relazione intelligenza femminile e il fondoschiena pronunciato.Secondo gli studiosi, il sedere ‘grosso’ deriva da un eccesso di grassi Omega 3, i quali favoriscono lo sviluppo del cervello.  Oltre a questo, c’è da mettere in evidenza un altro aspetto: il sedere ‘abbondante’ è legato, molto spesso, a livelli di colesterolo più bassi e aiuta il corpo a produrre ormoni che metabolizzano lo zucchero, andando a creare una difesa davvero imponente contro il diabete.