“Lo smog rallenta il cervello dei bambini”: ecco l’allarme dello studio choc

Essere esposti ad alti livelli di inquinamento atmosferico può essere pericoloso, soprattutto per l’attività cerebrale dei bambini. Questa è l’ipotesi avanzata da un team di scienziati del Centre for Research in Environmental Epidemiology di Barcellona, in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Epidemiology’. Il cervello rallenta con lo smog.

smog-bambini

Secondo le conclusioni degli esperti, citate dal ‘Daily Mail’, i piccoli alunni che respirano i fumi tossici che si sprigionano nel traffico sulla strada verso la scuola fanno più fatica in aula, impiegano più tempo per rispondere alle domande e hanno più difficoltà a concentrarsi. E gli scienziati hanno anche osservato che nei giorni caratterizzati da picchi di smog, questi problemi si sono aggravati. Gli effetti dell’inquinamento sull’organismo sono sotto la lente da tempo e gli studi si susseguono, aprendo il dibattito anche a livello politico. Di recente, per esempio, il Primo ministro britannico Theresa May ha avvertito che l’inquinamento atmosferico è stato il quarto rischio sanitario più importante dopo cancro, obesità e malattie cardiache. Gli scienziati spagnoli, nel loro ultimo lavoro, hanno seguito 2.600 alunni tra i 7 e i 10 anni, testando la loro capacità di prestare attenzione in classe e confrontando i risultati con le oscillazioni nella qualità dell’aria. Dai risultati è emerso che nei giorni in cui i fumi nocivi del traffico erano al massimo, c’è stata una marcata riduzione della capacità dei bambini di concentrarsi su compiti di problem-solving. Le emissioni in questione, ammoniscono gli scienziati, contengono elementi “neurotossici” che possono danneggiare il cervello dei bambini. E “l’inquinamento atmosferico può avere potenziali effetti dannosi sul neurosviluppo. Il nostro studio suggerisce che lo smog da traffico potrebbe influenzare le prestazioni cognitive dei bambini in età scolastica”.

Ogni quanto bisogna lavarsi i capelli? Il consiglio degli esperti è sorprendente

Tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo chiesti “Ogni quanto andrebbero lavati i capelli?”. Con lo smog e la vita quotidiana siamo portati infatti a lavarli sempre più spesso. Ma il parere degli esperti sembra differire… Come riporta il sito del New York Times, Jeff Chastain, hair stylist di New York, afferma che i capelli delle donne andrebbero lavati non più di una o due volte alla settimana: “Meno shampoo – dice – significa capelli più forti e più lunghi”.

landscape-1444662703-capelli-shampoo

Non è tutto, il parrucchiere americano dà anche un consiglio sorprendente: “Usate il balsamo al posto dello shampoo”. Motivo? Ha minori proprietà detergenti ed è meno invasivo. Il consiglio è soprattutto per le donne con i capelli ricci che – secondo Chastain – avrebbero ancora meno bisogno di lavaggi. Per quanto riguarda gli uomini, l’hair stylist suggerisce di lavare i capelli con lo shampoo una volta a settimana e i restanti giorni con il balsamo. Ma se i capelli delle donne al secondo o terzo giorno di lavaggio diventano grassi? L’esperto consiglia lo shampoo secco.

Sesso, ecco cosa può causare lo smog: lo studio choc viene dall’Italia

indexUno studio davvero sorprendente che metterette in evidenza un aspetto che nessuno mai aveva intuito.Lo smog causa l’infertilità maschile: ad affermarlo è il geochimico Domenico Cicchella, dell’Università del Sannio.”Lì dove c’è un alta concentrazione di metalli pesanti è stato riscontrato anche un alto tasso di infertilità maschile. Lo studio è nuovo ed è stato realizzato da noi italiani, ricercatori dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università del Sannio – commenta Cicchella – Una equipe di ricercatori tra cui geochimici, medici e biologi – ha spiegato il geochimico Cicchella – ha studiato le possibili relazioni esistenti tra alte concentrazioni di metalli pesanti nei suoli della Provincia di Napoli e la qualità del liquido seminale degli abitanti di sesso maschile. Sono stati esaminati 600 soggetti selezionati da un campione di 1.237 uomini che si erano rivolti al Laboratorio di Andrologia della “Federico II” per problemi legati alla fertilità. Attraverso l’uso di metodi geostatistici, i dati relativi alla qualità del liquido seminale sono stati confrontati con la distribuzione geochimica dei metalli pesanti nei suoli.  I risultati hanno dimostrato una forte correlazione tra le concentrazioni anomale di piombo e antimonio e la scarsa qualità del liquido seminale. Cioè gli uomini che presentano un liquido seminale di più scarsa qualità vivono perlopiù in aree contaminate da metalli pesanti. Una corre​lazione più debole è stata osservata anche con mercurio e zinco, mentre valori di concentrazione anomali di altri elementi (Al, As, Cd, Cr, Cu, Mn, Mo e Tl) non sembrano avere alcuna correlazione.  Negli ultimi anni, un significativo aumento nell’incidenza di infertilità maschile – ha continuato Cicchella – è stato osservato e descritto dalla letteratura scientifica internazionale, sollevando dubbi circa le sue cause. Scienziati di molti Paesi avevano ipotizzato che l’esposizione all’inquinamento ambientale può contribuire ad un peggioramento della qualità del liquido seminale maschile. Diversi studi sono stati fatti circa gli effetti sulla fertilità maschile causati da esposizione ad alte dosi di metalli pesanti nei luoghi di lavoro, ma mancavano ricerche sugli effetti causati dall’esposizione continua e a basse dosi di metalli pesanti legata, ad esempio, all’inquinamento delle aree urbane”, ha concluso Cicchella.