Indonesia, il bambino più grasso del mondo ha 10 anni e pesa 192 chili

Ha 10 anni e pesa 192 chili: Arya Permana è il bambino più grasso del mondo. È indonesiano ed ha lasciato la scuola in terza elementare perché non riusciva a camminare e stare seduto tra i banchi. Rokayah, la mamma, ha raccontato che il figlio ha iniziato ad aumentare di peso in modo anomalo quando aveva soltanto due anni.

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La situazione è andata degenerando nel tempo e adesso Arya non fa che mangiare e dormire per tutto il giorno. Al massimo trascorre qualche ore in ammollo nella piscina di casa. Si lamenta spesso perché gli manca l’aria; ma quelli respiratori non sono gli unici problemi di chi fa i conti con una grave forma di obesità. I genitori, comprendendo il pericolo di morte, lo hanno costretto a diverse diete senza, però, ottenere grandi risultati.  Poi, Hasan Sadikin, medico dell’ospedale di Bandung, si è interessato al caso e sottoposto il paziente ad una serie di accertamenti durati una settimana. Il team di medici non ha riscontrato alcuna disfunzione o anomalia; così è stato sufficiente iniziare Arya ad un programma di dieta e attività fisica effetto urto: “Il programma deve essere aggiornato periodicamente. Per adesso abbiamo ridotto i carboidrati e aumentato fibre e verdure. Abbiamo cambiato le sue abitudini riguardo il sonno e puntiamo molto sull’attività fisica: più cammina, più gioca, più brucia”, ha dichiarato Nia Nantia, la sua dietista. Arya ha cominciato a perdere peso e adesso riesce a camminare fino a scuola e giocare, per un po’, con i compagni di classe senza avvertire la necessità di stare continuamente sdraiato: “È bello essere di nuovo a scuola. Mi piace tutto qui e gli insegnanti mi trattano bene. Anche gli amici sono buoni con me, amo giocare con loro”, ha detto il bambino. Grazie al nuovo stile di vita è stato ammesso alla scuola elementare del villaggio di Cipurwasari per ottenere un’istruzione gratuita (in questi anni, invece, ha studiato con un insegnante privato a casa) e la scuola sta costruendo una scrivania e una sedia ad hoc perché prenda posto accanto agli altri bambini.

Sesso, ecco come il colore dei capelli infuisce nelle performance a letto

Passionale, sensuale, timida. Il modo in cui una donna fa l’amore dipende dal suo coore di capelli. Questo è quanto dimostrato da un sondaggio condotto dal brand di preservativi SKYN Condoms. L’azienda ha ricevuto risposte da 5.117 uomini sessualmente attivi e da ragazze di età compresa tra i 18 e i 34 anni, tutti con colori di capelli diversi.

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Secondo lo studio chi ha i capelli neri sarebbero quelle più abituate ad usare app e siti a pagamento dedicati agli incontri, è più incline ad avventure di una notte e ha una maggiore autostima che le conferisce più disinibizione tra le lenzuola.  Chi ha i capelli rossi, invece, sono persone molto aperte alle nuove esperienze e inclini alla sperimentazione. I ragazzi e le ragazze con i capelli rossi siano più creativi a letto, con una percentuale del 20%, dato più alto rispetto ai biondi, secondi in classifica per fantasia e inventiva (14%), a cui seguono i mori (12%).  Le bionde pare che abbiano una vita sessuale molto attiva. La particolarità è che sembrano essere molto fantasiose e amino sperimentare diversi luoghi di passione, solitamente non molto convenzionali.  Le donne con i capelli castani sono più eleganti ed affidabili. Sembra che siano più riservate a letto, ma nonostante l’apparenza discreta, una volta scelto il partner e instaurato un rapporto più confidenziale, il sesso con loro sembra essere esplosivo.

La ragazza con i capelli talmente lunghi da non aver bisogno di abiti: “Sono la mia t-shirt”

Per molte donne avere una chioma lunga e fluente costituisce un desiderio comune, ma sono davvero poche quelle che riescono a raggiungere i livelli di Sara Beygi. La ragazza ha smesso di tagliare i capelli cinque anni fa, ottenendo un risultato incredibile: oggi sono talmente lunghi che spesso li “indossa” al posto della maglietta.La sua chioma è arrivata ad una lunghezza di quasi un metro e dieci centimetri: molto più della metà della sua altezza totale, considerando che la ragazza misura un metro e 67 centimetri.

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La Raperonzolo della vita reale, conosciuta su Instagram con il mome di Madame Kush, dice sulla sua pagina: “Indossare i capelli come una camicia è diventata la mia divisa”.Per prendersi cura della lunga chioma, Sara ha bisogno di alcuni accorgimenti particolari e dell’aiuto di almeno un’altra persona. “Mia madre mi fa le trecce e mi piacciono molto”, ha detto in un’intervista a Vogue. “ho bisogno che qualcuno mi aiuti perché non riuscirei da sola: le mie amni non arriverebbero così in basso”. Madame Kush ha spiegato di impiegare trenta minuti per lavare i capelli e dalle cinque alle otto ore per farli asciugare all’aria. Ma come è arrivata ad avere dei capelli così lunghi? “Ho litigato con il mio parrucchiere e non ne ho mai cercato un altro. E’ semplicemente successo”, ha spiegato. E per il momento non ha intenzione di farlo: “Voglio vedere quando smetteranno di crescere”.

“Il virus Zika nello sperma anche sei mesi dopo i sintomi”

Il virus Zika resta nell’organismo per tempi più lunghi dopo i sintomi rispetto a quanto riscontrato fino ad oggi. Per la prima volta, infatti, è stata rilevata la sua presenza nello sperma fino a 6 mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. Fino ad oggi il limite massimo si fermava a 2 mesi.

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Lo studio è stato appena pubblicato da Eurosurveillance.  I test sono stati eseguiti presso il laboratorio di virologia dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, tramite tecniche di biologia molecolare (RT-PRC) su un uomo di 30 anni, che nel gennaio 2016 è tornato in Italia dopo 14 giorni dalla diagnosi di infezione da virus Zika. I sintomi che lo avevano allarmato erano di stato febbrile associato ad astenia e a rash cutaneo per 5 giorni.  Lo studio sulla persistenza del virus Zika nei fluidi corporei ha mostrato per la prima volta che un uomo continua ad essere positivo allo sperma test per Zika virus anche sei mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. I campioni di siero, urine, saliva e sperma sono stati raccolti in modo prospettico al fine di rilevare la presenza del Zika un virus in tali liquidi: il test a 91 giorni è stato positivo per l’urina, saliva e campioni di sperma. A 134 giorni risultava positivo solo un campione di sperma e lo stesso a 188 giorni. Studi precedenti avevano dimostrato che il virus Zika era stato rilevato nello sperma fino 62 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.   “L’INMI Spallanzani è impegnato a studiare patogenesi, virologia ed epidemiologia del virus Zika, oltre che alla cura delle persone colpite. Ci sforziamo di comprendere per quanto tempo i pazienti rimangono positivi al virus dopo il loro recupero e quali potrebbero essere le conseguenti implicazioni sulla salute pubblica- evidenzia Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto-E’ molto lodevole il contributo che i pazienti garantiscono ai nostri studi aiutandoci ad approfondire per quanto tempo il virus può persistere nel liquido seminale.”   “Sono molto soddisfatta di tali risultati positivi ottenuti dall’Istituto e dal contributo che costantemente offriamo alla comunità scientifica”, commenta Marta Branca, Commissario straordinario dell’Istituto.  In Italia sono state ad oggi 61 le diagnosi di infezione da Zika contro i 1111 in Europa (dati ECDC) e in tutti casi si tratta di viaggiatori tornati da paesi ad alto tasso di trasmissione del virus attraverso la zanzara Aedes.

Bimbo nasce senza rompere il sacco amniotico: accade ogni 80mila nascite

Nascere con la camicia. Un caso raro, un’opportunità quasi unica nella vita anche per i medici che vedono venire al mondo nuove vite ogni giorno: nella clinica di Santa Casa de Misericórdia a Barretos, in Brasile, un bimbo è nato all’interno del sacco amniotico ancora intatto.

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Un evento che avviene una volta ogni 80mila nascite e che ha commosso anche i dottori che hanno assistito al parto e non hanno perso l’occasione di immortalare la scena: nel filmato si vede il piccolo rannicchiato all’interno della sua “bolla” in attesa di salutare, con il suo primo vagito, il mondo. È bastato un taglietto col bisturi da parte del chirurgo e il piccolo è sbucato fuori da quella che è stata la sua “casa” per nove mesi. Quello avvenuto in Brasile è un evento sporadico perché il sacco amniotico di norma si rompe poco prima del parto, in quella che è generalmente indicata come “la rottura delle acque”. Proprio per la sua rarità le immagini del bimbo hanno già fatto il giro del mondo e sono state viste on line da oltre 7 milioni di utenti.

Scoperto nei geni il segreto per far ricrescere gli arti

Gli scienziati del Mdi Biological Laboratory di Bar Harbor, nel Maine, come si legge su ‘Plos One’, hanno identificato gli interruttori genetici comuni a tre specie per governare la ‘ricrescita’ degli arti. Alcuni organismi possiedono la capacità miracolosa di rigenerare forma e funzione dei tessuti dopo una lesione. E’ il caso, ad esempio, della coda delle lucertole. Questa capacità degli animali ha affascinato gli scienziati fin dai tempi di Aristotele. Ebbene, i ricercatori Benjamin L. King e Voot P.

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Yin hanno identificato un meccanismo comune a tre specie: zebrafish o pesce zebra, un pesce d’acquario di origine indiana; axolotl, una salamandra nativa dei laghi del Messico; e bichir, un pesce africano. La scoperta dei meccanismi genetici comuni a tutte e tre queste specie, che si sono differenziate circa 420 milioni di anni fa, suggerisce che questi meccanismi non sono specifici, ma sono stati conservati dalla natura attraverso l’evoluzione. “Mi ricordo quel giorno molto bene: è stata una sensazione fantastica”, spiega King rievocando la scoperta. “Non ci aspettiamo che i pattern di espressione genetica fossero molto diversi nelle tre specie, ma è stato sorprendente vedere che erano sempre gli stessi”.  La scoperta dei regolatori genetici comuni potrà servire come base per nuove ipotesi sui meccanismi alla base della rigenerazione degli arti. E rappresenta un importante passo avanti nella comprensione del perché molti tessuti umani, compresi quelli di gambe e braccia, si rigenerano male. Obiettivo finale, manipolare questi meccanismi con terapie farmacologiche.  ”La rigenerazione degli arti negli esseri umani può sembrare fantascienza, ma è nel regno della possibilità”, ha sottolineato Yin. “Il fatto di aver identificato una firma genetica per la rigenerazione in tre specie diverse con tre diversi tipi di appendici suggerisce che la natura abbia prodotto un manuale di istruzioni genetiche comuni che regolano la rigenerazione”, continua.  Un aspetto “che può essere condiviso da tutte le forme di vita animale, compreso l’uomo”, assicura Yin. Lo studio ha anche implicazioni nella guarigione delle ferite, che richiede anche la sostituzione dei tessuti persi o danneggiati, e coinvolge meccanismi genetici simili. Un’altra possibile applicazione è lo sviluppo di più sofisticati dispositivi protesici. Quando un arto viene amputato, i nervi possono essere danneggiati. La loro riparazione e rigenerazione potrebbe consentire lo sviluppo di protesi più sofisticate che possono interfacciarsi con i ‘nuovi’ nervi, consentendo così un maggiore controllo ai pazienti.

L’elisir di lunga vita? I cibi fermentati. Ecco i 5 piatti per vivere a lungo

Mangiare bene, si sa, giova alla salute. Ma ci sarebbe un tipologia di alimenti che funziona addirittura come elisir di lunga vita. Si tratta dei cibi fermentati, che avrebbero qualità benefiche per il nostro organismo. La fermentazione, ovvero il processo di deterioramento di un alimento, avrebbre dunque effetti desiderabili. I cibi fermentati sono ricchi di flora batterica, utile per tenere in salute il nostro corpo.
Ecco allora 5 piatti che allungano la vita. Tutti esotici, tranne uno.

1) Brodo di miso. Una piatto tipico della cucina giapponese.

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3) Kefir. Bevanda ottenuta dalla fermentazione del latte.

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4) Tè kombucha. Si tratta di un infuso fermentato con una massa solida macroscopica di batteri e lieviti detta “kombucha madre”.

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5) Yogurt fatto in casa, molto più fermentato di quello che si acquista al supermercato.

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L’abito da sposa perfetto è un modello di pizzo di Grace Loves Lace

Il vestito da sposa perfetto? E’ un modello di Grace Loves Lace del 2013. Ad “incoronarlo” è Pinterest, il social network preferito dalle future spose (e non), che permette di salvare le immagini che ci ispirano per ritrovarle al momento opportuno.

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Ebbene, il modello in pizzo con le famose “spaghetti straps” (bretelline, per i profani) è stato condiviso su Pinterest 2,5 milioni di volte. Disegnato dalla marca australiana specializzata in modelli non troppo costosi e sognato da molte (almeno 2,5 milioni), l’abito “Hollie” è ormai sold out e fuori produzione, ma il brand ha deciso, visto il suo successo, di produrne una nuova versione: l’Hollie 2.0 ha uno spacco frontale e siamo certi che le future spose non se lo faranno scappare.

Genova, è arrivata la zanzara coreana: “Pericolosa e resiste al freddo”

Per la prima volta la zanzara ‘coreana’, molto simile alla ‘tigre’ e in grado di trasmettere all’uomo malattie, è arrivata in Liguria. Lo rilevano l’Istituto Zooprofilattico e la Regione dopo aver compiuto un monitoraggio.La zanzara coreana (Aedes koreicus), specie d’origine asiatica mai segnalata finora in Liguria, è arrivata in Italia nel 2011. Da allora è stata censita in Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia.

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La sorveglianza ha permesso di intercettare precocemente l’arrivo della nuova specie di zanzara, al momento la presenza della zanzara coreana sembra essere limitata ad un solo quartiere di Genova (zona portuale), ma non si può escludere una sua maggiore diffusione.
Da giugno in Liguria l’Istituto ha analizzato le zanzare tigre catturate da 21 trappole posizionate in luoghi a maggior rischio, nessun esemplare è risultato positivo al virus Zika. COSA SI RICHIA Come detto la zanzara ‘coreana’ è potenzialmente perciolosa, è poco aggressiva, ma resiste al freddo. Se infetta, può trasmettere altri morbi della famiglia cosiddetta Flaviviridae. I più gravi sono l’Encefalite giapponese (nell’uomo) e la Dirofilariosi (negli animali, cani e gatti compresi).

Trucco dʼestate: i consigli per non sciogliersi al sole

Ma è proprio necessario truccarsi otto il solleone? D’estate il caldo e l’afa rappresentano i peggiori nemici del make-up: è un classico, infatti, truccarsi alla perfezione e poi uscire di casa con il mascara colato o con il fondotinta che, al posto di regalare una pelle perfetta, forma una vera e propria maschera. La prima vera regola? Scegliete i cosmetici giusti, non riciclate i prodotti dell’inverno, ma comprate i trucchi adatti per l’estate.

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Usa il primer – Dopo aver steso la vostra crema idratante preferita, stendete il primer con formula oil-free, in grado di neutralizzare, riflettere e smorzare la luce e donare alla pelle un finish delicatamente luminoso.
Usa ombretti in crema – Meglio usare texture colorate in crema: oltre a brillare sotto il sole, aderiscono meglio alla pelle.
Opta per eyeliner liquidi – Che sia nero o colorato, sceglietelo liquido. Anche se richiede maggiore precisione nella realizzazione della linea sulla palpebra mobile, resiste di più e il tratto risulterà più intenso.
Scegli il mascara waterproof – Per ciglia a prova d’estate, il mascara waterproof riesce è un prodotto che dona uno sguardo penetrante e seducente, senza rischiare che che il colore scivoli via. Perchè piace davvero a tutte? Perchè è resistente all’acqua!
Blush in crema – Chiamato più comunemente fard, i migliori make-up artist lo consigliano durante le giornate estive perchè migliora l’effetto naturale del rossore sulle gote, senza rischiare di coprire l’abbronzatura. Inoltre, è davvero pratico da usare: basta stenderlo con i polpastrelli picchiettarlo leggermente con le dita.
Proteggi le labbra – Il sole e la sasedine tendono a seccare e arrossare le labbra: quest’estate proteggetele con rossetti idratanti che hanno il fattore di protezione Spf. La vostra bocca vi ringrazierà e sarà bellissima.
Spennella la zona T – Uniforma l’incarnato, lo illumina e gli conferisce un aspetto setoso e vellutato: completa il tuo look passando su fronte, naso e mento una cipria illuminante. E’ un prodotto che si usa solo come ‘ritocco’, ideale se sei tornata tardi dalla spiaggia e devi correre a fare un aperitivo con le amiche.