Influenza mortale, nuovo virus dalla Cina: «Rischio pandemia, può uccidere in tutto il mondo»

Torna l’allarme aviaria: un nuovo virus, che si sta diffondendo in Cina e che uccide il 38% delle persone che lo contraggono, preoccupa non poco le autorità sanitarie di tutto il mondo in vista di una possibile diffusione globale. Si chiama H7N9, viene diffuso dai polli e secondo alcuni medici potrebbe raggiungere un livello pandemico pari a quello dell’influenza spagnola, che esattamente un secolo fa iniziò a diffondersi fino ad uccidere almeno 50 milioni di persone in tutto il mondo nel giro di due anni.

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Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha espresso forte preoccupazione sul potenziale di questo virus, il cui focolaio, in Cina, ha portato finora a 1625 casi accertati e 623 morti. Come riporta il Telegraph, le autorità britanniche sembrano essere particolarmente sensibili sul tema: ciò che preoccupa è infatti la capacità di mutazione del virus. Al momento, l’H7N9 è trasmissibile solo dai polli all’uomo, mentre chi entra in contatto con un’altra persona infetta non rischierebbe il contagio. Tuttavia, da quando è stato identificato per la prima volta, alla fine del 2013, il virus è mutato già tre volte e potrebbe farlo ancora, col rischio di sviluppare una nuova capacità di adattamento e trasmissione.

L’H7N9 è un virus appartenente alla stessa famiglia dell’H5N1, quello dell’influenza aviaria che nel 2003 si diffuse in tutto il mondo, causando centinaia di vittime. Per gli esperti, però, il virus che si sta diffondendo in Cina, che può causare influenze e violente polmoniti, colpisce soprattutto donne incinte, anziani e bambini, e per questo ha un potenziale decisamente più pericoloso. Jonathan Quick, già consulente e direttore dell’Oms, ha infatti spiegato: «Se da un lato preoccupa l’incidenza delle morti in proporzione ai casi accertati, dall’altro dobbiamo stare attenti alla sua trasmissione sia per quanto riguarda gli spostamenti in tutto il mondo, sia per quanto riguarda le condizioni igienico-sanitarie dei singoli centri abitati».

Epatite A, boom di ricoveri: torna la paura, cozze sotto accusa

Epatite A: dopo molti anni di sordina l’infezione torna a mietere casi su casi in Campania. Da gennaio a luglio di quest’anno sono centinaia i cittadini, provenienti soprattutto dalla provincia di Napoli e Caserta, che hanno avuto bisogno di un ricovero al Cotugno per aver contratto il virus. Un’incidenza – rivelano gli specialisti del polo infettivologico campano – da 3 a 4 volte superiore a quella registrata nello stesso periodo del 2016. Ma non è tutto: la recrudescenza epidemiologica riguarda anche il temibile Tifo.

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Dall’inizio del 2017 sono ben 5 i casi di grave infezione intestinale e sistemica dovuti alla Salmonella a fronte di nessun caso rilevato nel 2016 e con poche, singole, eccezioni negli anni precedenti.
Numeri allarmanti, sia per la contagiosità degli agenti causali (che si diffondono molto rapidamente e facilmente nella popolazione generale per via oro-fecale) sia per il legame con il tipo di trasmissione che tradisce appunto, uno scadimento delle condizioni igienico sanitarie e dello stile di vita della popolazione colpita. Infezioni evitabili, a detta degli esperti, sia rispettando norme di profilassi quotidiana talvolta banali, ma sistematicamente trascurate, (come lavarsi spesso le mani in particolare dopo aver utilizzato il bagno), sia evitando di condividere oggetti di uso personale ma in anche e soprattutto rinunciando all’inveterata abitudine – che permane in molte famiglie campane e anche in alcuni punti di ristoro pubblici – di consumare frutti di mare crudi o poco cotti, come cozze e vongole.

Liquirizia, le proprietà segrete: protegge fegato e sistema immunitario. Ma meglio non esagerare in gravidanza

Il nome della pianta leguminosa dalla quale viene estratta, la glycyrrhiza, deriva dal greco glucos (dolce) e riza (radice). Le sue proprietà benefiche hanno fatto sì che, per diversi secoli, venisse venduta esclusivamente in farmacia. Nel 2012, è stata perfino eletta pianta medicinale dell’anno a seguito della selezione effettuata dall’Università di Wurburg in Germania e annunciata durante un evento del Wwf. Si tratta della liquirizia.

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Da oltre 5mila anni viene utilizzata a scopo terapeutico: le civiltà cinese, egiziana, greca, romana e indiana ne conoscevano già le proprietà benefiche. Una pianta che può essere consumata in diversi modi: dal mangiucchiare la radice intera al bere gli infusi e i decotti in cui la radice viene spezzettata, dalle caramelle gommose alle pasticche. E’ un ingrediente che ispira molto anche i pasticceri. Il principio attivo più importante della liquirizia è la glicirrizina (ha proprietà espettoranti e gastroprotettrici) che le conferisce un’azione antinfiammatoria e antivirale. La liquirizia offre inoltre una vasta gamma di nutrienti benefici e flavonoidi. E’ una buona fonte di vitamina B1 (tiamina), B2 (riboflavina), B3 (niacina), B5 (acido pantotenico) e vitamina E (tocoferolo). Fornisce inoltre minerali come fosforo, calcio, colina, ferro, magnesio, potassio, selenio, silicio e zinco. E’ un concentrato di fitonutrienti essenziali, tra cui beta-carotene, glicirrizina, glabridinafe, timolo, fenolo, acido ferulico e quercetina. Vediamo più da vicino le proprietà benefiche della liquirizia: Sistema immunitario: la liquirizia aiuta a migliorare il meccanismo di difesa immunitaria del corpo. Aiuta a elevare i livelli di interferone, un agente anti-virale che, insieme all’acido glicirrizico, stimola l’azione delle cellule del sistema immunitario e aiuta nella lotta contro i virus infettivi e batteri come l’influenza. Disturbi respiratori: la liquirizia è utile nel trattamento di mal di gola, tosse, raffreddore, bronchite e malattie polmonari come l’enfisema. Fornisce anche sollievo dalle infezioni delle vie respiratorie superiori causate da virus e batteri. Funziona in modo efficace come espettorante e aiuta a espellere il muco e altre sostanze da bronchi e nei polmoni. Questo aiuta a rilassamento di spasmi bronchiali. Gli studi hanno fornito prove riguardanti l’effetto terapeutico della liquirizia nel ridurre le strozzature nelle vie aeree e suoi effetti benefici nel trattamento dell’asma. Infezioni: la glicirrizina è efficace nel trattamento di infezioni virali, fungine e batteriche. Aiuta in caso di disturbi dello stomaco. L’acido glicirrizico sarebbe in grado di fornire una protezione contro il batterio Helicobacter pylori e può avere effetti terapeutici in caso di cattiva digestione. Trattamento delle ulcere aftose della bocca. Alcuni studi hanno dimostrato che il trattamento con estratto di liquirizia ha determinato un miglioramento significativo nella condizione dei soggetti rispetto alla riduzione del dolore e dell’infiammazione. Salute cardiovascolare: le qualità antiossidanti degli estratti di liquirizia sono efficaci nella prevenzione dello stress cardiovascolare nelle persone diabetiche. Le radici di liquirizia aiutano a fornire protezione vascolare, impediscono la formazione di placche nelle arterie e stimolano il libero flusso del sangue nei pazienti diabetici. Salute dentale: Gli estratti di liquirizia risultano efficaci nella prevenzione e nel trattamento della carie dentale e della gengivite. Proprio grazie agli effetti protettivi antibatterici, gli estratti di radice di liquirizia sono ampiamente utilizzati nella produzione di prodotti per l’igiene orale, come dentifrici e collutori. Protezione del fegato. Le ricerche hanno riscontrato un effetto epatoprotettivo della liquirizia. La glicirrizina sarebbe efficace nel trattamento dei disordini epatici, riducendo la tossicità e stabilizzando le normali funzioni del fegato. I flavonoidi inoltre, grazie alle proprietà antiossidanti e inibitrici, aiutano a proteggere le cellule del fegato dall’alto contenuto di grassi e dai danni provocati dallo stress ossidativo. Disintossicazione: la liquirizia possiede qualità lassative e favorisce la disintossicazione sia del colon che dell’afflusso di sangue. Artrite reumatoide. Gli estratti di liquirizia possiedono proprietà anti-infiammatorie, risulterebbero efficaci nel trattamento di artrite reumatoide.
Menopausa e sindrome premestruale: la radice di liquirizia è efficace nel trattamento dei sintomi della menopausa e della sindrome premestruale. Gli isoflavoni aiutano a mantenere l’equilibrio di estrogeno e progesterone nel corpo. Alcuni studi hanno mostrato risultati positivi per quanto riguarda l’efficacia della liquirizia nel ridurre la frequenza delle vampate di calore notturne e per migliorare la salute fisica e psicologica nelle donne in menopausa. I fitoestrogeni aiutano ad elevare i livelli di progesterone nel corpo, contribuendo ad alleviare i crampi. Cancro: la liquirizia ha effetti chemiopreventivi ed è utile nel trattamento di alcuni tipi di cancro. Alcune ricerche hanno dimostrato effetti anti-proliferativi delle radici di liquirizia nel limitare la crescita delle cellule del cancro al seno. I flavonoidi aiutano a sopprimere la carcinogenesi del colon. Gli estratti di liquirizia sarebbero efficaci nel ridurre la tossicità indotta dai farmaci chemioterapici e inibirebbe la produzione di cellule tumorali. Sindrome da Stanchezza Cronica: la liquirizia è utile per prevenire il malfunzionamento delle ghiandole surrenali, che sono responsabili della produzione di ormoni come il cortisolo, aiuta a gestire lo stress nel corpo e a migliorare la sua funzione complessiva. La glicirrizina aiuterebbe a sentirsi più energici e ridurrebbe i sintomi della sindrome da stanchezza cronica e la fibromialgia. Tubercolosi: alcuni studi hanno dimostrato che la liquirizia è efficace nel trattamento della tubercolosi polmonare e contribuirebbe anche a ridurre la durata del processo di guarigione. Aterosclerosi: le radici di liquirizia possiedono capacità antiossidanti e sono efficaci nel mantenere sani i livelli di colesterolo. Hiv: la liquirizia è efficace nel trattamento di malattie legate all’HIV. Alcuni studi hanno dimostrato che la glicirrizina presente nelle sue radici aiuta a inibire la proliferazione del virus infettante, favorendo la produzione di beta-chemochine. Inoltre aiuta a prevenire la distruzione delle cellule bianche del sangue dal virus Hiv e rafforza il sistema immunitario. Fertilità: Infusi e decotti alla liquirizia possono aiutare nel trattamento di problemi di fertilità nelle donne dovuta a causa di irregolarità ormonali, come ovaie policistiche. Aiuta a regolare la secrezione dell’ormone estrogeno e aiuta a curare eventuali complicazioni di fertilità nelle donne. E ‘efficace nel normalizzare mestruazioni irregolari, aiuta nel ripristino di ovulazione normale e favorisce il concepimento. Obesità: gli estratti di liquirizia possono essere efficaci nel prevenire l’obesità. Epatite: La liquirizia è efficace nel trattamento dell’infezione da virus dell’epatite B cronica. Ulcera gastrica o peptica: la liquirizia priva di glicirrizina si è dimostrata efficace nel trattamento delle ulcere gastriche. Secondo diversi studi, gli estratti di liquirizia esercitano effetti curativi sulle ulcere peptiche senza causare effetti collaterali come l’edema, lo squilibrio elettrolitico, l’ipertensione o l’aumento di peso. Depressione: Diverse ricerche hanno fornito elementi di prova per quanto riguarda l’efficacia dei costituenti liquirizia nella lotta contro la depressione pre e post-menopausa nelle donne. Disordini neurologici: La liquirizia è efficace nel trattamento di disturbi neurologici come la malattia di Lyme e la paralisi di Bell. Aiuta nella prevenzione del flusso involontario di lacrime e dello sviluppo di altri sintomi neurologici come la paralisi nei pazienti affetti da paralisi di Bell. Funzione cognitiva: aiuta nella prevenzione del deterioramento cognitivo e aiuta a migliorare le funzioni di apprendimento e della memoria nei diabetici. Nefropatia diabetica: Diversi studi hanno dimostrato che la liquirizia è efficace nella cura della nefropatia diabetica. L’effetto inibitorio della liquirizia aiuta nella prevenzione e nel trattamento di sintomi quali la glomerulosclerosi. Cura della pelle: la liquirizia è utile nel trattamento di malattie della pelle come l’eczema il cosiddetto piede d’atleta. Alcuni studi hanno dimostrato che l’uso di estratti di liquirizia aiuta ad alleviare il gonfiore e prurito in tali condizioni. Cura dei capelli: la liquirizia è efficace nel mantenere i capelli sani, prevenendo l’insorgenza della forfora. Stimolerebbe inoltre la crescita dei capelli. Controindicazioni: Gravidanza e allattamento: l’eccessivo consumo di liquirizia non è raccomandato durante la gravidanza, in quanto potrebbe portare a conseguenze fatali come il parto prematuro o l’aborto spontaneo. Una ricerca recente, guidata dall’Università di Helsinki e pubblicata sull’American Journal of Epidemiology, ha evidenziato che la glicirrizina può avere effetti nocivi a lungo termine sullo sviluppo del feto, portando a eventuali problemi di memoria, a performance cognitive peggiori che possono penalizzare di sette punti in termini di quoziente intellettivo, e anche a possibili disturbi come quello da deficit di attenzione e iperattività (Adhd).
Ipertensione e disturbi cardiaci: la liquirizia può portare a complicazioni come aritmia cardiaca e insufficienza cardiaca congestizia in alcune persone. Le persone che sanno di avere disturbi cardiaci e ipertensione devono fare attenzione per quanto riguarda il consumo di liquirizia. Condizioni ormonali: la liquirizia ha un effetto estrogenico nel corpo e può peggiorare le condizioni ormone-sensibile come il cancro al seno, fibromi uterini e il cancro ovarico. Complicazioni sessuali: la liquirizia può influenzare i livelli di testosterone negli uomini e ridurre il loro interesse per il sesso.

“Il virus Zika nello sperma anche sei mesi dopo i sintomi”

Il virus Zika resta nell’organismo per tempi più lunghi dopo i sintomi rispetto a quanto riscontrato fino ad oggi. Per la prima volta, infatti, è stata rilevata la sua presenza nello sperma fino a 6 mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. Fino ad oggi il limite massimo si fermava a 2 mesi.

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Lo studio è stato appena pubblicato da Eurosurveillance.  I test sono stati eseguiti presso il laboratorio di virologia dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, tramite tecniche di biologia molecolare (RT-PRC) su un uomo di 30 anni, che nel gennaio 2016 è tornato in Italia dopo 14 giorni dalla diagnosi di infezione da virus Zika. I sintomi che lo avevano allarmato erano di stato febbrile associato ad astenia e a rash cutaneo per 5 giorni.  Lo studio sulla persistenza del virus Zika nei fluidi corporei ha mostrato per la prima volta che un uomo continua ad essere positivo allo sperma test per Zika virus anche sei mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. I campioni di siero, urine, saliva e sperma sono stati raccolti in modo prospettico al fine di rilevare la presenza del Zika un virus in tali liquidi: il test a 91 giorni è stato positivo per l’urina, saliva e campioni di sperma. A 134 giorni risultava positivo solo un campione di sperma e lo stesso a 188 giorni. Studi precedenti avevano dimostrato che il virus Zika era stato rilevato nello sperma fino 62 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.   “L’INMI Spallanzani è impegnato a studiare patogenesi, virologia ed epidemiologia del virus Zika, oltre che alla cura delle persone colpite. Ci sforziamo di comprendere per quanto tempo i pazienti rimangono positivi al virus dopo il loro recupero e quali potrebbero essere le conseguenti implicazioni sulla salute pubblica- evidenzia Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto-E’ molto lodevole il contributo che i pazienti garantiscono ai nostri studi aiutandoci ad approfondire per quanto tempo il virus può persistere nel liquido seminale.”   “Sono molto soddisfatta di tali risultati positivi ottenuti dall’Istituto e dal contributo che costantemente offriamo alla comunità scientifica”, commenta Marta Branca, Commissario straordinario dell’Istituto.  In Italia sono state ad oggi 61 le diagnosi di infezione da Zika contro i 1111 in Europa (dati ECDC) e in tutti casi si tratta di viaggiatori tornati da paesi ad alto tasso di trasmissione del virus attraverso la zanzara Aedes.

Il virus Zika diventa emergenza internazionale. L’Oms lancia l’allarme: “Serve grande sforzo”

​Il virus Zika è un’emergenza internazionale di salute pubblica. Lo ha deciso il comitato di esperti convocato dall’Oms, che ha dato l’annuncio durante una conferenza stampa a Ginevra.

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«Serve uno sforzo internazionale contro il virus», ha affermato il direttore generale Margaret Chan. «Gli esperti – ha spiegato Chan – sono stati d’accordo nell’affermare che la relazione causale tra l’infezione da virus Zika in gravidanza e la microcefalia è ‘fortemente sospetta’, anche se non è ancora scientificamente provata».  Il comitato, ha aggiunto Chan, non ritiene al momento che ci siano le condizioni per chiedere restrizioni nei viaggi o nei commerci per prevenire la diffusione del virus.

Cinque modi per rafforzare il tuo sistema immunitario

Il sistema immunitario fa un ottimo lavoro nel difenderci da virus e batteri ma qualche volta fallisce: il nostro corpo è invaso da microorganismi e si ammala. Possiamo certamente rafforzare l’organismo e prevenire qualche raffreddore inaspettato e patologie più serie. Tuttavia, proprio perché è un “sistema”, non ci sono soluzioni univoche: è l’insieme delle attività e delle precauzioni che sono alla base di una vita sana che possono rendere i nostri anticorpi dei veri campioni.

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1) Seguite una dieta sana
Non solo è noto che malattie legate alla malnutrizione o all’eccessiva alimentazione (come l’obesità e il diabete) possono influire negativamente sulla produzione di anticorpi, ma sappiamo per certo che un’alimentazione equilibrata e l’assunzione regolare di alcune pietanze aiutano a tenere in forma il sistema immunitario. Fra queste, i cibi probiotici come lo yogurt, i cereali come l’orzo e l’avena, che contengono antimicrobici e antiossidanti, l’aglio, che contiene un principio antibiotico chiamato allicina, il tè, in particolare quello verde, i cibi ricchi di Omega3 come il salmone, quelli ricchi di vitamina A come le patate dolci, il fegato e le carote e, naturalmente, i cibi ricchi di antiossidanti come l’avocado e i mirtilli.

2) Esercitatevi con regolarità
Ci sono moltissime teorie che suggeriscono che l’attività fisica potrebbe avere effetti molto benefici sul sistema immunitario e giocare un ruolo chiave nella prevenzione. Per esempio, esercitarsi aiuta a espellere i batteri dai polmoni, invia i globuli bianchi in tutto il corpo a una velocità maggiore di quanto non ci capiti nella vita sedentaria, e sembra che supporti il rilascio di ormoni che avvertono gli anticorpi della presenza di batteri o virus. Inoltre, l’innalzamento della temperatura durante l’attività fisica può prevenire la crescita batterica permettendoci di combattere più efficacemente le infezioni.

3) Non fumate e bevete alcol con moderazione
Un bicchiere di vino al giorno può essere un toccasana ma in quantità maggiori i suoi effetti benefici diminuiscono fino svanire. Troppo alcol, o troppo forte, rallenta il metabolismo e disidrata il corpo. Per quel che riguarda il fumo, oltre a tutti gli effetti catastrofici che conosciamo, è bene sapere che, influendo sulla pressione, deprime il sistema immunitario e, attaccando i tessuti polmonari, può confondere gli anticorpi al punto da indurre un’inutile azione immunitaria.

4) Dormite bene
Il sonno è il momento in cui il nostro corpo si ripara e si rivitalizza. Dormire male produce una reazione di stress nel corpo e aumenta la possibilità di ammalarsi perché la privazione del sonno deprime il sistema immunitario e confonde i ritmi circadiani del corpo.

5) Fate l’amore
Molti studi dimostrano che relazioni intime e sessuali migliorano il nostro sistema immunitario. Durante il sesso, il nostro corpo produce grandi quantità d’immunoglobina, l’anticorpo che può prevenire influenze e raffreddori, soprattutto quando vengono trasmessi attraverso le mucose della bocca. Inoltre, il rilascio di dopamina durante il sesso e quello di ossitocina, anche durante le coccole, diminuiscono lo stress che è spesso alla base di un sistema immunitario deficitario.

Ebola, per gli Uomini sopravvissuti niente sesso per tre mesi

slide_348264_3705090_freeGli uomini che guarisco da Ebola non possono fare sesso per i tre mesi successivi alla scomparsa dei sintomi. A sancirlo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, dopo aver verificato che il virus sopravvive per almeno 82 giorni nel liquido seminale. Che è dunque altamente contagioso.   Stesso discorso per il sesso orale o la masturbazione, dal momento che il virus si trasmette attraverso il contatto con i liquidi. E tra questi appunto lo sperma.  L’Oms ha scoperto che, su tre uomini sopravvissuti a Ebola, nel primo il virus era presente nel liquido seminale 40 giorni dopo la guarigione, nel secondo dopo 61 e nel terzo dopo 82 giorni.

Ebola, rischio contagio sessuale: Il virus si trasmette fino 2 mesi dopo la guarigione

122838050-699b9509-1c63-4277-a437-522d7a2c19d1L’Ebola fa paura anche tra le lenzuola. È stato provato che il virus può diffondersi per via sessuale fino a due mesi dopo la guarigione dell’individuo. Il virus Ebola può essere trasmesso da un soggetto infetto non solo a partire dal momento della comparsa dei sintomi tipici della malattia (Evd), come la febbre, ma in casi particolari anche prima della comparsa dei sintomi e dopo l’avvenuta guarigione del paziente.
– RISCHI CONTAGIO VIA SESSO PURE DOPO GUARIGIONE: Virus Ebola ”vitale è stato isolato nello sperma umano fino a 7 settimane dopo la guarigione”, afferma l’Ecdc. Serbatoi di virus Ebola, si legge nel report, ”sono stati individuati nel latte materno e sperma dopo la scomparsa del virus dal sangue”.  – RISCHIO TRASMISSIONE DA DONAZIONE SEME E OVULI: ”Il rischio di trasmissione del virus Ebola andrebbe considerato in relazione alle donazioni di cellule riproduttive”, sia per fecondazione omologa che eterologa, avverte l’Ecdc, precisando tuttavia che ”l’evidenza che il virus possa persistere per un lasso di tempo nel corpo umano dopo la guarigione è insufficiente per definire uno specifico periodo di differimento” per la donazione. Tale periodo è fissato in 12 mesi dopo la guarigione. Infatti, ”dopo la guarigione dalla fase acuta, un paziente può continuare a secernere virus infettivi e vitali per lunghi periodi”.  – CONTAGIO DA SANGUE E ORGANI PRIMA DI 21 GIORNI: L’Ecdc afferma che ”è stata descritta la possibile evenienza di infezioni asintomatiche con replicazione virale in atto”. Dunque, il sangue e gli organi di un paziente infetto possono trasmettere il virus sin dall’inizio della malattia, prima della comparsa dei sintomi al termine del periodo di 21 giorni di incubazione. Sulla base di questa allerta, il Centro nazionale sangue ha emanato una circolare ai centri trasfusionali in cui si prevede, in via precauzionale, lo stop alle donazioni di sangue per 60 giorni per chi rientra dai Paesi africani a rischio Ebola e per coloro che hanno avuto contatti con soggetti a rischio. Analogo ‘stop’ anche per i trapianti di organi da tali soggetti.  L’Ecdc precisa tuttavia che vi sono ”dati limitati sul quando un paziente diventi infettivo durante il periodo di incubazione. Si presume che la replicazione del virus nei fluidi corporei non sia sufficiente nella fase pre-sintomatica a determinare una trasmissione da persona a persona attraverso i contatti quotidiani. Tuttavia, non ci sono dati sul quando la fase di viremia cominci nel periodo di incubazione. Nella fase dei sintomi, invece, il virus è presente in alta concentrazione nei fluidi corporei, tessuti e organi”.  – COME SI TRASMETTE IL VIRUS: Quando l’infezione si manifesta negli esseri umani, il virus si può diffondere tramite contatti diretti attraverso pelle con ferite, o mucose e membrane, con sangue o fluidi di un malato. I fluidi includono: urina, saliva, feci, vomiti, liquido seminale e altri.  – CONTAGIO DA OGGETTI E ANIMALI: Il contagio può avvenire inoltre con oggetti quali aghi e siringhe contaminati. L’infezione può essere trasmessa anche tramite animali malati.  – COME NON SI TRASMETTE IL VIRUS: L’ebola non si diffonde tramite aria, acqua o cibo. Le persone a più alto rischio sono gli operatori sanitari e le famiglie in contatto con i malati.

Ebola, a ‘Le Iene’ tutta la verità sul virus: dal contagio ai rischi che corriamo

imagesL’ebola, la più grande epidemia degli ultimi anni, ha già fatto migliaia di vittime in Africa e in queste ultime settimane ha colpito anche in Europa con casi in Germania e Spagna, senza dimenticarsi dei contagiati americani. Nella puntata de ‘Le Iene’ andata in onda ieri sera Nadia Toffa, attraverso interviste e testimonianze, cerca di fare il punto sulla situazione, spiegando la storia del virus e chiarendo i dubbi sul contagio.
IL VIDEO  Come si trasmette il virus dell’ebola?Come si prende l’ebola? Da dove nasce il virus? Quanto rischiamo in Italia? Quali sono le precauzioni da prendere? Questi gli interrogativi posti al professor Massimo Gallo e della dottoressa Livia Tampellinni di Medici Senza Frontiere.  IL CONTAGIO Il virus è veicolato in Africa dai pipistrelli, che ne sono portatori sani, e il contagio avviene per contatto col sangue infetto degli animali. Anche il contagio tra uomo e uomo avviene per contatto con il sangue infetto e i fluidi corporei, come saliva, sudore e liquido seminale. L’importante è sempre lavarsi bene le mani, come per prevenire tutte le malattie.

Ebola, secondo presunto caso negli Usa: Ricovero sospetto a New York

20140419_virusIl virus ebola fa sempre più paura all’Occidente e dopo il caso del medico malato, scoppia la paura per un presunto contagio.
Un uomo è stato ricoverato nel Mount Sinai Hospital di New York e viene sottoposto a controlli per verificare se abbia contratto il virus Ebola. Lo riferiscono i media americani. L’uomo era appena rientrato da un viaggio nell’Africa occidentale, in uno dei Paesi colpiti dal virus, e ha sviluppato una febbre alta, fatto questo che ha allertato le autorità.