Melissa Satta: “Non c’è più intimità. Mi manca andare a cena fuori con mio marito e passeggiare con Maddox”

“Il grande svantaggio è che, nel momento in cui vorresti intimità, non ce l’hai più”.
Melissa Satta, impregnata in tv con “Tika Taka” sottolinea i difetti della popolarità e dell’impossibilità di fare una vita “normale”: “Mi manca poter andare a cena fuori con mio marito – ha spiegato a “Grazia” – “Anche passeggiare al parco con Maddox è complicato.

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Lui è piccolo, non sa che cosa vuol dire essere famosi, a volte, quando mi fermano per fare una foto, si spaventa e si mette a piangere. E io, in quel momento, vorrei essere solo “Melissa la mamma”, non il personaggio televisivo”.
Da bimba lei non ha dato ai genitori particolari preoccupazioni (“Forse l’unica preoccupazione che hanno avuto i miei genitori è stato quando ho iniziato a fare i piercing. Su orecchie, ombelico, lingua, ma li ho tolti tutti”) e ora da mamma vive le stesse ansie della sua famiglia: “Da mamma cambia tutto: non puoi più permetterti di essere “piccola”. Hai tante preoccupazioni e ti sembra che il tempo passi velocemente. La cosa più importante è continuare a vedere le cose con equilibrio”.

Tatuaggi e piercing, infezioni per un giovane su 4

Un quarto dei ragazzi che si sono sottoposti a tatuaggi e piercing ha avuto problemi di infezioni. Lo rivela una ricerca condotta dall’università di Tor Vergata su 2500 studenti liceali coinvolti con questionario anonimo, ha evidenziato come il 24% degli intervistati ha avuto complicanze infettive.   Solo il 17% ha firmato un consenso informato e uno scarno 54% è sicuro della sterilità degli strumenti che sono stati utilizzati. I rischi: dal virus dell’epatite B e C fino al virus dell’Aids.

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Inoltre, da recenti studi scientifici, è stato rilevato come l’inoculazione nella cute di sostanze chimiche non controllate costituisca un rischio di reazioni indesiderate di tipo tossicologico o di sensibilizzazione allergica. «Se l’80% dei ragazzi ha affermato di essere a conoscenza dei rischi di infezione, solo il 5% è informato correttamente sulle malattie che possono essere trasmesse – spiega la dottoressa Carla Di Stefano autrice dell’indagine – ».  Eppure il 27% del campione ha dichiarato di avere almeno un piercing, il 20% sfoggia un tatuaggio e sono ancora di più gli aspiranti: il 20% degli intervistati ha dichiarato l’intenzione di farsi un piercing e il 32% di ornare la pelle con un tatuaggio.  «Il dato scientificamente più interessante – commenta la Di Stefano – sta nei tempi di sopravvivenza del virus rilevati negli aghi e nell’inchiostro, variabile da pochi giorni nell’ambiente a quasi un mese nell’anestetico: dato ancora più preoccupante se incrociato con la scelta degli adolescenti verso locali spesso economici e non a norma».  «Per quello che riguarda tatuaggi e piercing non ci sono casistiche da procedure effettuate in studi professionali ma il rischio aumenta quando queste procedure vengono eseguite da principianti in strutture con scarse condizioni igieniche e sterilità degli strumenti o con strumenti improvvisati, come corde di chitarra, graffette o aghi da cucito ma anche nelle carceri o in situazioni non regolate come l’ambiente domestico», interviene il professor Vincenzo Bruzzese, presidente del Congresso di Gastroreumatologia dove è stata presentata la ricerca.