Fabrizio Frizzi, la lettera commossa di Gerry Scotti: “Ora non siamo più rivali”

“Caro amico ti scrivo, e sinceramente non avrei mai pensato di scriverti le cose che sto per dirti”. Dopo il messaggio scritto su Instagram Gerry Scotti ha voluto ricordare Fabrizio Frizzi in una commovente lettera inviata a La Stampa.

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Ha voluto ripercorrere il loro rapporto attraverso gli sms che si scambiavano. “Li ho conservati tutti – scrive Gerry Scotti – dai semplici auguri di Natale o di Pasqua, ai tuoi auguri per i miei sessant’anni, alle nostre prese in giro su quando cominciavano i nostri programmi: «in bocca al lupo ma non esagerare perché dall’altra parte ci sono io…». E per finire quelli molto stringati, ma colmi di affetto, di quando è iniziata la tua malattia ed insieme è iniziata la tua lotta per stare attaccato a questa vita”.
Parole che fanno scendere una lacrima e che proseguono nell’ammirazione nei confronti del collega e “rivale” amico nelle conduzioni televisive. “Ho ammirato la tua semplicità, la tua normalità, il tuo garbo, la tua correttezza e il tuo sorriso. È stupefacente, queste che sono le cose che più ricordo di te, sono quelle che oggi sono sulla bocca di tutti. Una persona per bene può ancora lasciare il segno. Tu, Fabrizio credimi, il segno lo hai lasciato”.

Il calore e la bellezza della luce Messaggio di Mons. Luigi Martella

wbresize.aspx.jpg«Pasqua! É Pasqua, carissimi! Buona Pasqua a voi tutti! Cristo è veramente risorto! A lui tributiamo l’omaggio della nostra fede e della nostra esultanza! Con cuore ridondante di gioia e di speranza porgo a tutti, non solo l’augurio, ma anche l’invito a promuovere l’avvento di una vita nuova e risorta in Cristo.
Sono consapevole insieme con voi dei tempi difficili, tempi di crisi, pieni di preoccupazioni, di paure, di delusioni, di tensioni. Appaiono tante nubi all’orizzonte e ci sono tante difficoltà nel programmare la vita. L’uomo moderno è vittima di un sogno che si è rivelato fallace nel corso degli anni. É stato ingannato dalla persuasione che potesse bastare a se stesso, di non aver bisogno di nessun altro nel risolvere i problemi. L’ebbrezza del progresso scientifico e tecnico lo ha esaltato a tal punto da fargli pensare che Dio sia «un’ipotesi non necessaria» nella sua vita. Ha immaginato di poter impostare la propria esperienza nel mondo a prescindere dall’idea stessa di un Salvatore. Si è, invece, ritrovato “solo” e senza riferimenti valoriali.
Oggi, perciò, più che mai, l’uomo, ciascuno di noi, abbiamo bisogno di riavere una visione “nuova” della vita. Abbiamo bisogno di una luce che noi stessi non possiamo darci.
Durante la veglia pasquale, madre di tutte le veglie, questo bisogno fondamentale, viene sottolineato dal triplice annuncio all’accensione del cero pasquale: «Lumen Christi», ecco la luce di Cristo! La luce splende nelle tenebre, proclama il prologo di Giovanni. Nella Pasqua, Cristo ha acceso una luce provvidenziale nell’oscurità del panorama umano e cosmico.
Desidero, pertanto, augurare a tutti di sperimentare il calore e la bellezza di questa luce.
A voi che soffrite nel corpo e nello spirito, a voi cha ancora avete fame e sete di giustizia, a voi che lavorate nell’insicurezza del domani, a voi che cercate con affanno lavoro, a voi, che venuti da lontano, attendete segni distensivi di ospitalità e di accoglienza: per tutti voi sia di sostegno, di coraggio e di fiducia la luce della Pasqua.
A voi, soprattutto, cari giovani, che avete l’istinto della felicità, non manchi mai l’entusiasmo di vivere una vita piena di senso; non manchi la ricerca della vera gioia, la cui sorgente è solo nella luce di Cristo Risorto. Ancora, buona Pasqua, a tutti!»