“Lo smog rallenta il cervello dei bambini”: ecco l’allarme dello studio choc

Essere esposti ad alti livelli di inquinamento atmosferico può essere pericoloso, soprattutto per l’attività cerebrale dei bambini. Questa è l’ipotesi avanzata da un team di scienziati del Centre for Research in Environmental Epidemiology di Barcellona, in uno studio pubblicato sulla rivista ‘Epidemiology’. Il cervello rallenta con lo smog.

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Secondo le conclusioni degli esperti, citate dal ‘Daily Mail’, i piccoli alunni che respirano i fumi tossici che si sprigionano nel traffico sulla strada verso la scuola fanno più fatica in aula, impiegano più tempo per rispondere alle domande e hanno più difficoltà a concentrarsi. E gli scienziati hanno anche osservato che nei giorni caratterizzati da picchi di smog, questi problemi si sono aggravati. Gli effetti dell’inquinamento sull’organismo sono sotto la lente da tempo e gli studi si susseguono, aprendo il dibattito anche a livello politico. Di recente, per esempio, il Primo ministro britannico Theresa May ha avvertito che l’inquinamento atmosferico è stato il quarto rischio sanitario più importante dopo cancro, obesità e malattie cardiache. Gli scienziati spagnoli, nel loro ultimo lavoro, hanno seguito 2.600 alunni tra i 7 e i 10 anni, testando la loro capacità di prestare attenzione in classe e confrontando i risultati con le oscillazioni nella qualità dell’aria. Dai risultati è emerso che nei giorni in cui i fumi nocivi del traffico erano al massimo, c’è stata una marcata riduzione della capacità dei bambini di concentrarsi su compiti di problem-solving. Le emissioni in questione, ammoniscono gli scienziati, contengono elementi “neurotossici” che possono danneggiare il cervello dei bambini. E “l’inquinamento atmosferico può avere potenziali effetti dannosi sul neurosviluppo. Il nostro studio suggerisce che lo smog da traffico potrebbe influenzare le prestazioni cognitive dei bambini in età scolastica”.

Qual è il modo più efficace per dimagrire? Niente corsa, ecco di cosa si tratta

Credete che correre sia la soluzione per perdere peso e rimettersi in forma? Nulla di più sbagliato. Secondo uno studio della London School of Hygiene and Tropical Medicine in Gran Bretagna il modo migliore per dimagrire è andare in bicicletta.

35846_134560783235909_100000459637298_281330_6882098_nLa ricerca ha analizzato il rapporto tra i mezzi di trasporto scelti dai pendolari e il rischio di obesità. L’analisi ha coinvolto 72999 uomini e 83667 donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni. Analizzando il comportamento e lo stile di vita dei pendolari, di coloro che usano la bici per andare a lavoro, è emerso che tendono a mantenere più facilmente la forma e a dimagrire di chi si muove a piedi. Le donne sono molto più attive, ma è emerso che coloro che si muovono in bicicletta possiedono un indice di massa corporeapiù basso. Per la media degli uomini esaminati (53 anni, altezza di 176,7 cm e peso di 85,9 kg) utilizzare la bicicletta per andare al lavoro significa pesare circa 5 kg in meno rispetto a coloro che usano l’auto o i mezzi pubblici.  Anche camminare fa bene, ma non si raggiungono gli stessi risultati.

“L’obesità è contagiosa, come un’infezione”. Batteri possono ‘saltare’ di persona in persona

La maggior parte di noi direbbe che l’obesità è una conseguenza del mangiare troppo, del fare poco esercizio fisico e di una sfortunata combinazione di geni. Ma potrebbe non essere del tutto così. Un nuovo studio suggerisce che i microbi del nostro intestino influenzano il modo in cui mettiamo su peso e che possono anche essere ‘trasmessi’ da una persona all’altra, cosa che renderebbe l’obesità una malattia contagiosa alla stregua di altre infezioni.

obesitaPer la prima volta, scienziati del Wellcome Trust Sanger Institute hanno dimostrato che un terzo delle spore prodotte dai batteri intestinali umani (ne sono stati studiati ben 130 di diverso tipo) può sopravvivere all’aria aperta. Questo implica che le persone entrino in contatto con queste spore, che possono diffondersi, appunto, per via aerea.  Questo non vuol dire che se una persona obesa starnutisce su di voi ingrasserete, avvertono gli esperti, il cui lavoro è stato pubblicato su ‘Nature’. Ma basandosi anche su precedenti studi, affermano che c’è un legame fra il corredo genetico dei batteri intestinali di una persona e il suo peso, e che se questi batteri possono sopravvivere all’esterno del corpo come dimostrano i nuovi dati, allora il nostro sistema interno potrebbe essere influenzato, ad esempio, dai familiari o dagli amici più stretti. In pratica, la ricerca non afferma che le spore ‘saltano’ di persona in persona, suggerisce solo che ne hanno le potenzialità.

Chi va a dormire tardi ingrassa di più: ecco la spiegazione

Siete abituati ad andare a dormire tardi? Attenzione, fare le ore piccole favorisce l’obesità. È il risultato di uno studio effettuato con il Jawbone, un tracker per il fitness che prende e analizza i dati del vostro corpo nel quotidiano. Come scrive Metro a stimolare l’ingrassamento sarebbe il tipo di cibo mangiato.

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Fare tardi spinge le persone a mangiare cibi con tassi calorici più alti e bere maggiori quantità di alcol. Al contrario chi è abituato a svegliarsi presto e a mangiare cibi più sani. Si parla di un incremento di circa 220 calorie al giorni per le persone “della notte” contro i giornalieri. Volete mantenere una buona linea? Andate a dormire presto.

Smette con la Pepsi e perde 44 kg in 5 mesi. “Ne bevevo 2 litri al giorno, soffrivo per amore”

Bozena Lisowicz, 28enne inglese, ha perso la cifra record di 44 chili in cinque mesi ed ora la sua vita è cambiata. “Avevo problemi di obesità – spiega – a causa di una delusione d’amore. Bevevo anche due litri di pepsi al giorno”.

20141210_85755_pepsiBozena ha iniziato ad avere problemi alimentari quando la lunga relazione con il compagno ha iniziato a naufragare. “Mi sentivo stressata – racconta – e avevo bisogno di mangiare zuccheri”.La ragazza, dunque, è diventata dipendente da dolci e cibi grassi. “Amavo molto anche le bibite gassate, soprattutto la pepsi. Non mi rendevo conto che mi stavo autodistruggendo”.  Dopo qualche tempo, Bozena ha iniziato a soffrire di dolori alle ginocchia a causa del peso. “Mi sono perfino dovuta operare”.  Quando la ragazza è riuscita finalmente a vincere la depressione, ha cominciato ad adottare uno stile di vita sano.  “Oggi sono laureata in psicologia – conclude – e spero di aiutare altre persone con problemi alimentari. Ora la mia fame è solo di conoscenza”.