Selfie più pericolosi di una lampada: ecco gli effetti sulla pelle nel tempo…

Macchie sulla pelle e rughe in aumento, scattarsi troppi selfie ha lo stesso effetto sulla pelle di una lampada.  Mehreen Baig, blogger 26enne di Londra, si scattava fino a 50 selfie al giorno per postarli sul suo blog e su Instagram. Ma con il passare del tempo, si legge sul ‘Mail online’, la giovane si è accorta di come quella luce blu (HEV) emessa da cellulari, computer portatili e tablet sia dannosa per la pelle visto l’invecchiamento precoce del suo viso.

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Danni che ricordano molto da vicino quelli provocati dai raggi UVA e UVB.  La ragazza aveva notato come sul suo viso fossero comparse nuove lentiggini, i pori fossero più dilatati e le occhiaie più marcate. Il trucco era ormai diventato indispensabile per coprire certi ‘difetti’. Così ha deciso di rivolgersi al dermatologo Simon Zokaie il quale le ha spiegato in modo semplice ma dettagliato cosa può provocare la sovraesposizione alla luce HEV.  Ci sono tre fattori principali, ha spiegato l’esperto, che recano danni alla pelle: l’inquinamento, il sole e la luce HEV. La combinazione di questi tre fattori provocano calore e infiammazione sotto la pelle, rallentando la sua capacità di guarire e proteggere se stessa.  La pelle della 26enne è stata poi ‘scansionata’ da un macchinario che ha analizzato la dimensione dei pori, i danni del sole, pigmentazione, linee e rughe, l’umidità e, naturalmente, i danni luce HEV. Un’analisi approfondita dalla quale è risultato come la sua pelle fosse stata danneggiata dalla luce HEV e di quanti danni in realtà non fossero ancora visibili.  Il fatto è che la protezione solare non può proteggere la pelle dalla luce HEV, almeno per ora. La cosa migliore da fare, ha spiegato l’esperto alla ragazza, è proteggerla 24 ore su 24 con sieri e creme antiossidanti durante il giorno.

Jo, 32 anni: “Le lampade abbronzanti mi hanno provocato il cancro alla pelle”

20140821_76894_schermata_2014_08_21_a_18.28.12Frequentava i centri estetici da quando aveva 14 anni, circa 5 volte a settimana, e in lei si era sviluppata una sorta di ‘dipendenza da abbronzatura’.Ora Jo Irving, una ragazza originaria di Blackpool (Inghilterra), ha 32 anni e, circa un anno fa, le è stato diagnosticato un grave cancro alla pelle (carcinoma basocellulare) dopo la bellezza di 18 anni di lampade abbronzanti. Non aveva rinunciato alla sua abbronzatura anche quando era incinta.  Attualmente Jo è riuscita a guarire, nonostante una brutta ferita permanente sul suo viso: ha promesso di non utilizzare più nessuna lampada abbronzante.