I brufoli? Elisir di giovinezza chi li ha, invecchia più tardi

Brufoli o acne giovanile: si tratta di uno dei principali disturbi che ci si trova ad affrontare sin da giovani. Per qualcuno l’incontro-scontro con i brufoli durerà molto poco, per altri, invece, complice la presenza di numerosi altri fattori (come l’alimentazione, l’igiene, la conformazione della pelle) il fastidio potrà prolungarsi ben oltre la fase di maturazione e crescita. Attenzione, però, perchè alcuni ricercatori londinesi hanno individuato una possibilità di rivincita per tutte le persone che ne soffrono: essere perseguitati dall’acne da adolescenti renderà la pelle più giovane in età adulta.

Brufoli-980x480

E’ la questa la conclusione di uno studio condotto presso il King’s College di Londra e pubblicato sul Journal of Investigative Dermatology. Secondo gli esperti i segni dell’invecchiamento, come ad esempio le rughe, compaiono molto più tardi nei soggetti che hanno avuto gravi problemi di brufoli. Sembra che i telomeri – piccole porzioni di Dna che si trovano alla fine di ogni cromosoma – siano in questi soggetti più lunghi del normale. E questo potrebbe essere questa la spiegazione scientifica alla base del minor invecchiamento della pelle.
Infatt i telomeri sono dei veri e propri orologi biologici: la loro lunghezza, infatti, si riduce progressivamente fino a quando non riescono più a svolgere la loro funzione protettiva, le cellule non possono più a riprodursi correttamente e muoiono. Parliamo, quindi, di morte cellulare programmata, o apoptosi, una sorta di suicidio cellulare che determina anche l’invecchiamento generale della pelle. Da questo punto di vista, quindi, i soggetti che soffrono di acne e che presentano una maggiore lunghezza dei telomeri potrebbero garantirsi, da adulti, una maggiore protezione della pelle nel naturale processo di invecchiamento.

L’elisir di lunga vita? I cibi fermentati. Ecco i 5 piatti per vivere a lungo

Mangiare bene, si sa, giova alla salute. Ma ci sarebbe un tipologia di alimenti che funziona addirittura come elisir di lunga vita. Si tratta dei cibi fermentati, che avrebbero qualità benefiche per il nostro organismo. La fermentazione, ovvero il processo di deterioramento di un alimento, avrebbre dunque effetti desiderabili. I cibi fermentati sono ricchi di flora batterica, utile per tenere in salute il nostro corpo.
Ecco allora 5 piatti che allungano la vita. Tutti esotici, tranne uno.

1) Brodo di miso. Una piatto tipico della cucina giapponese.

CpLjrQHVIAQGZMP 2) Kimchi. Un piatto coreano con verdure fermentate.

Co4HMgqWgAAIwDW

3) Kefir. Bevanda ottenuta dalla fermentazione del latte.

CpUjOSwWYAAK4Cy

4) Tè kombucha. Si tratta di un infuso fermentato con una massa solida macroscopica di batteri e lieviti detta “kombucha madre”.

CpQBfk3WIAA4fI1

5) Yogurt fatto in casa, molto più fermentato di quello che si acquista al supermercato.

B4-JTAECQAENThf

In laboratorio la pillola anti-invecchiamento: allunga la vita di una decina di anni

Una nuova pillola anti-invecchiamento promette di essere un elisir di lunga vita anche se per ora gli esperimenti sono stati condotti sugli insetti. Si tratta di un grande avanzamento nello studio, che va avanti da alcuni anni, di una proteina chiamata Gsk-3 (glicogeno sintasi chinasi 3). Essa è in grado di accorciare la vita naturale di un essere vivente, ma può essere inibita attraverso una sostanza nota per regolare l’umore in chi soffre di disturbo bipolare: il litio. Potrebbe allungare la vita di una decina di anni.

PillDM_468x339

Ebbene, negli studi condotti dagli scienziati dell’Ucl Institute of Healthy Ageing (Usa), del Max Planck Institute for Biology of Ageing e dell’European Molecular Biology Laboratory sui moscerini della frutta – che possiedono anche loro la proteina Gsk-3 – si è dimostrato che somministrando basse dosi di litio, si riesce a estendere la vita degli insetti in media del 16%. Questo ha sollevato speranze che si possa arrivare a una pillola a base di questa sostanza – o più probabilmente un altro farmaco simile, con meno effetti collaterali – in grado di prolungare l’esistenza umana. E, cosa forse più importante, “l a conoscenza di questo meccanismo potrebbe anche rivelare il segreto per evitare l’insorgenza di malattie legate all’età: Alzheimer, diabete, cancro e Parkinson”, ipotizza Jorge Ivan Castillo-Quan, autore principale dello studio che appare su ‘Cell Reports’. Il team ha rilevato in particolare che il litio blocca l’invecchiamento bloccando Gsk-3 e attivando un’altra molecola chiamata Nrf2, che si trova nei vermi, nelle mosche e nei mammiferi (compreso l’uomo), e rappresenta un’importante difesa contro i danni delle cellule. L’esperto avverte comunque che una pillola che bersagli Gsk-3 è improbabile che venga resa disponibile entro i prossimi 10 anni, anzi: potrebbe non arrivare prima di diversi decenni. Ma una volta messa a punto, potrebbe potenzialmente aumentare la durata della vita di circa 7-10 anni. I ricercatori ora vogliono condurre studi su animali più complessi come i topi, prima di passare ai primati e poi agli esseri umani. E’ però scettico Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione italiana di psicogeriatria: “Nel mondo – spiega all’Adnkronos Salute – si stanno facendo grandi progressi soprattutto nella comprensione del rapporto fra genetica, struttura biologica di partenza e stili di vita. Oggi sappiamo per esempio che questi ultimi stanno contribuendo concretamente a ridurre l’incidenza delle demenze, perché le persone conducono vite più salutari. Ma non c’è nessun intervento biologico che, al momento, possa avere lo stesso effetto”. “Io non do importanza a studi così precoci, condotti sulla drosofila – evidenzia – ma non nego di certo che sia importante qualsiasi tentativo che provi a migliorare la durata della vita umana. Credo però che, con tutti i limiti di una sperimentazione, questi tentativi vadano tenuti nel silenzio dei laboratori, anche se degni di rispetto se fatti bene”. Per l’esperto, “non c’è nessuna possibilità di confronto, in questa fase, con la complessità della sopravvivenza dell’uomo, che non è solo biologia, ma anche relazioni sociali, ambiente e altro. La biologia di un uomo di 70 anni non è certamente più quella di quando ne aveva 20 o 40. Sono intervenuti talmente tanti fattori che è impossibile agire solo tenendo in considerazione la biologia di partenza. Ci auguriamo il successo della scienza, ma non vedo fuori dalla porta” una vera e propria ‘pillola’ della longevità: “Dobbiamo puntare a piccoli guadagni – conclude Trabucchi – che determinano qui e ora un aumento della durata della vita”.

L’elisir di lunga vita esiste? Forse sì. Ecco il segreto per vivere il 40% in più

L’elisir di lunga vita esiste? Forse sì. Un ormone in grado di allungare l’aspettativa di vita ‘del 40% in più’. E’ questa l’entusiasmante scoperta di un team di ricercatori della School of Medicine di Yale, che ha rintracciato nella ghiandola del timo quello che potrebbe essere a tutti gli effetti l’elisir di lunga vita . Ma come? Secondo gli scienziati, aumentando i livelli dell’ormone conosciuto come FGF21 si potrà proteggere il sistema immunitario dai danni causati dall’età. A riportare lo studio è il Daily Mail.

Fotolia_61194881_Subscription_Monthly_M

Capitanato da Vishwa Deep Dixit, professore in medicina comparativa e immunobiologia dell’università statunitense, il team ha potuto studiare gli effetti dell’ormone su topi anziani geneticamente modificati con elevati o scarsi livelli di FGF21: i risultati hanno dimostrato che l’incremento dell’ormone ha protetto la ghiandola endocrina del timo – posta dietro allo sterno e davanti al cuore – dall’aumento di peso collegato all’età avanzata, oltre ad aver aumentato la capacità della ghiandola di produrre nuovi linfociti T, dato in controtendenza con la sua funzionalità ridotta tipica dell’invecchiamento. Di contro,l’abbassamento dei livelli di FGF21 ne ha invece accelerato la degenerazione.  Una scoperta innovativa che per i ricercatori potrebbe avere future implicazioni nel rafforzamento del sistema immunitario in tarda età, nella cura dell’obesità e in malattie quali il cancro e il diabete di tipo 2. Lo studio è stato pubblicato in ‘Proceedings of the National Academy of Sciences’ e nuove ricerche del team saranno tese a comprendere meglio come l’ormone FGF21 protegga il timo dall’invecchiamento e se una quantità elevata di ormone, somministrata attraverso l’uso di farmaci, potrebbe estendere la durata della vita umana e ridurre l’incidenza di malattie causate dalla perdita della funzione immunitaria causata dall’aumento di età.