Selena Gomez lanciatissima: super sexy per uno shooting bollente

Shooting bollente per una Selena Gomez che sembra rinata a nuova vita. Anzi a nuove vite.

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Un nuovo album “Rare”, che si è piazzato in vetta alla Billboard 200 chart, una linea di make-up appena lanciata Rare Beauty e adesso questo servizio fotografico ad alto tasso si sensualità per la rivista britannica Dazed. Cover girl per il numero primavera 2020 e fotografata da Brianna Capozzi, Selena è più sexy che mai.

Raggi ultravioletti da record in Sudamerica: sono le radiazioni più intense del pianeta

C_3_Media_1543687_immagine_ts673_400Sudamerica bollente: intorno o poco al di sotto dell’Equatore sarebbero stati rilevati raggi ultravioletti da record.
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n team di ricercatori americani e tedeschi ha misurato la radiazione più intensa mai registrata sul pianeta sulle Ande boliviane, a soli 2.400 km dall’Equatore, vicino ai Tropici. A spiegarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Environmental Science.
«Questi livelli da record non sono stati misurati nell’Antartide – spiega Nathalie Cabrol, coordinatrice del team – dove i buchi dell’ozono sono un problema da decenni, ma ai Tropici, in un’area dove ci sono piccole città e villaggi». Le misurazioni sono state fatte nell’emisfero meridionale, nell’estate del 2003 e del 2004. I ricercatori esaminavano le altitudini dei laghi andini come parte di uno studio di astrobiologia sugli ambienti simili a quelli di Marte, dislocando i dosimetri sulle cime del vulcano Licancabur, a 5.917 metri, e vicino al lago di Laguna Blanca, a 4.340 metri. La combinazione di un sole di mezzogiorno vicino allo zenit, e l’elevata altitudine di questi siti ha prodotto livelli di irradiazione maggiori, a causa dei livelli di ozono naturalmente bassi in questi luoghi. Ma l’intensità di queste radiazioni ultraviolette (280-315 nanometri) è senza precedenti.  «Un indice ultravioletto di 11 è considerato estremo, e in anni recenti, in località vicine, è arrivato a 26 – commenta Cabrol – Ma il 29 dicembre 2003 abbiamo misurato un indice di 43». La radiazione intensa ha coinciso con altre circostanze che possono aver aumentato il flusso di ultravioletti, come l’esaurimento dell’ozono per l’aumento degli aerosol a causa di tempeste stagionali e incendi nell’area. Inoltre un’enorme fiammata solare si è verificata proprio due settimane prima che il flusso fosse registrato. «Anche se questi eventi non sono collegati direttamente al cambiamento climatico – continua Cabrol – sono delle sentinelle che ci avvertono di cosa può succedere se l’ozono si riduce a livello globale».