Natalia Estrada, la nuova vita dopo ‘Il Ciclone’: ecco come vive oggi lontano dalla tv

Che fine ha fatto Natalia Estrada? Se avete avuto un po’ di nostalgia nel rivederla ne Il ciclone andato in onda il 26 dicembre su Italia 1, sappiate che l’ex showgirl ha cambiato completamente vita. Ecco cosa fa da qualche anno a questa parte.
Anno dopo anno – in seguito alla fine della storia d’amore con Paolo Berlusconi, durata dal 2001 al 2006 – la bella Natalia si è allontanata (e disintossicata) dal mondo dello spettacolo. Da qualche anno a questa parte, infatti, vive in un ranch immerso nella natura e circondata dai suoi adorati cavalli.

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Come scriveva nel 2014 a DiPiù, in una lettera indirizzata al suo amico giornalista Gigi Reggi, ora è una cavallerizza affermata che non ha più nulla a che fare con la televisione:
“A casa non ho la TV, non vado in città a prendere aperitivi o a fare la spesa. Vivo in campagna con cani, cavalli e bestiame. Nei fine settimana – continua – mio marito e io ci spostiamo per l’Italia tenendo corsi di equitazione”.
Appese le scarpette al chiodo, Natalia Estrada oggi si dedica con tutta se stessa al benessere dei suoi animali e ha un rapporto tutto particolare con i cavalli che monta.
“Mi auguro che qualcuno, pur non avendo contatto con i cavalli, riesca a capire quanta cultura e ricchezza ci sono nell’andare a cavallo, nel praticare l’equitazione, così potrei smettere di dovere spiegare e quasi giustificare come è la mia quotidianità”.

Calabrone killer, dalla Cina all’Italia: la sua puntura può uccidere

Nove italiani su 10 vengono punti almeno una volta nella vita da un’ape, una vespa o un calabrone. E fino a 8 su 100 possono sviluppare una reazione allergica di varia gravità al veleno di imenottero: da sintomi locali importanti allo shock anafilattico, fino alla morte. Ogni anno nel nostro Paese sono circa 10 i decessi accertati e, apicultori a parte, i più vulnerabili sono gli anziani. In vista dell’estate, stagione in cui i pungiglioni colpiscono duro, torna la campagna ‘Punto nel vivo’, patrocinata da FederAsma e Allergie Onlus-Federazione italiana pazienti.

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Nel mirino degli esperti entra in particolare la vespa velutina, al secolo ‘calabrone killer’: una sorta di ‘specie aliena’, spiegano, particolarmente pericolosa per l’uomo perché priva di nemici naturali. Con ogni probabilità quest’anno sarà più presente nei cieli della Penisola.  ‘Punto nel vivo’, giunta alla seconda edizione e realizzata con il contributo incondizionato di ALK-Abellò, proseguirà fino a ottobre inoltrato attraverso vari canali: una pagina dedicata su Facebook (www.facebook.com/puntonelvivo, con più di 11 mila fan) offre consigli sull’uso dell’immunoterapia specifica come prevenzione e dell’adrenalina autoiniettabile come trattamento d’emergenza, e informazioni sugli oltre 80 centri di allergologia che aderiscono all’iniziativa; volantini e poster saranno diffusi in più di 200 pronto soccorso italiani; un corso gratuito di formazione a distanza (Fad) insegnerà agli specialisti in medicina d’urgenza il percorso diagnostico-terapeutico più adeguato a gestire eventuali allergie al veleno di imenotteri, un’affollata famiglia che conta oltre 100 mila specie di insetti. Coordinatrice della campagna Maria Beatrice Bilò, allergologa degli ospedali Riuniti di Ancona.  Le persone che registrano il maggior numero di reazioni allergiche al veleno di imenotteri sono gli apicultori: il rischio al quale sono esposti è di tipo professionale e li porta a subire praticamente un terzo (32%) delle reazioni sistemiche complessivamente causate dai pungiglioni. Escludendo gli addetti ai lavori, una particolare attenzione va rivolta agli anziani che diventano allergici agli imenotteri: «Il loro problema – precisano gli esperti – consiste nel rischio di sviluppare reazioni più gravi nella fragilità, dovuto nella maggioranza dei casi alla presenza di patologie concomitanti, specie le malattie cardiovascolari. Meno esposti al pericolo di reazioni gravi i bambini», tranquillizzano invece i promotori della campagna.  I riflettori dell’edizione 2016 sono puntati però sulla vespa velutina. Originaria della Cina, ha cominciato ad allarmare l’Italia la scorsa estate quando dalla Francia ha scavallato le Alpi arrivando a regioni del Nord Ovest come Piemonte e Liguria. Ribattezzata appunto calabrone killer, può essere confusa con il nostro calabrone comune, ma mostra sostanziali differenze. È più piccolo, evidenziano gli specialisti, è lungo circa 3 centimetri contro i 4 cm del calabrone e ha colori diversi: antenne nere e zampe bicolori giallonere. Poiché il ‘piatto’ preferito dalle sue larve sono le api, la vespa velutina rappresenta una minaccia sia per la biodiversità vegetale sia per le colture agricole basate sull’impollinazione delle api. Oltre ai rischi ambientali, ci sono quelli per la salute: a detta degli esperti «si tratta di una specie aggressiva che può infliggere punture pericolose, potenzialmente letali per l’uomo».  La sua presenza, dunque, rende ancora più importante disporre di armi mirate in caso di necessità. E su questo fronte FederAsma e Allergie Onlus lanciano un appello: «Desideriamo che ‘Punto nel vivo’ segnali una volta ancora ai cittadini e alle istituzioni la necessità di correggere un problema che vede l’Italia muoversi a 2 velocità nell’accesso a importanti terapie salvavita – afferma Massimo Alfieri, presidente dell’associazione – Ci riferiamo all’immunoterapia specifica che a oggi non è rimborsata in tutte le regioni italiane, pur rappresentando secondo gli esperti l’unica terapia in grado di regolare la risposta immunitaria nei soggetti allergici, proteggendoli da successive reazioni nel lungo termine».  In Lazio, Campania, Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna non è previsto nessun tipo di rimborso, citano per esempio i promotori della campagna, mentre in Piemonte e in Puglia ci sono facilitazioni: nel primo il paziente paga il 50% del prezzo praticato al sistema sanitario regionale, nella seconda il rimborso viene stabilito in base al reddito Isee. «Questa disparità di trattamento, a fronte di linee guida scientifiche chiare, non dovrebbe essere possibile. Per questo motivo – conclude Alfieri – ci batteremo affinché i diritti dei pazienti all’accesso dell’immunoterapia, siano gli stessi in tutta Italia».

Naomi in pelliccia, animalisti la spellano

Naomi Campbell nella bufera per un post su instagram: un regalo di Natale contenente una pelliccia ha scatenato l’ira dei suoi followers. Peccato che Naomi sia stata una testimonial della Peta (People for the Ethical Treatment of Animals), l’associazione animalista che si batte contro lo sfruttamento degli animali nella moda.

Naomi-Campbell-sfilata-Simonetta-Ravizza-2003Nei pacchetti inviati dal direttore artistico di Givenchy Riccardo Tisci, infatti, sono contenuti due capi che gli animalisti giudicherebbero crudeli: una pelliccia e una borsa in pelle di serpente. La Givenchy, dopo la bufera, non ha voluto confermare che quella nella foto fosse una vera pelliccia. Ma la borsa di serpente è sufficiente a “giustificare” l’ira di chi ama gli animali.
In realtà Naomi era già stata “licenziata” dalla Peta già nel ’97, poco tempo dopo la famosa campagna “meglio nude che in pelliccia”, a causa del contenuto del suo armadio: troppe pellicce. Lei si difendeva millantando la passione per le ecologiche. Una difesa che però faceva acqua da tutte le parti.
Nel 2003 il colpo di grazia: per 20mila euro accettò di sfilare a Milano per Simonetta Ravizza. Nella vita privata aveva già dato sfogo alla sua voglia di “pelo” indossando capi di moltissimi marchi del lusso.
Ora la bella Naomi torna al centro dell’attenzione postando sui social i regali che arrivano dai brand. E se non sono gli animalisti ad attaccarla ci pensano quelli che odiano l’ostentazione del lusso.
Ma Naomi vola alto e a queste cose non ci pensa, ci sono altri pacchetti da aprire e condividere col mondo (ma solo virtualmente).