GF1, Marina La Rosa: «Ecco come ho dilapidato i guadagni del reality»

«Semplice: mancanza di gestione a monte. I soldi vanno via senza che tu te ne accorga». Marina La Rosa, la leggendaria “Gatta morta” della prima storica edizione del Grande Fratello spiega come ha dilapidato i guadagni provenienti dalla sua partecipazione al reality: «Compri una macchina, fai un viaggio, prendi una casa in affitto a un prezzo spropositato (5mila euro al mese per un appartamento in centro a Roma), poi fai un altro viaggio – ha spiegato in un’intervista a “Il Giorno” – magari affitti un aereo privato perché tanto ne guadagnerai ancora… Chiamiamola immaturità finanziaria. Come entravano così uscivano».

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Tra serate e ospitate i soldi non sono stati pochi: «Con le serate, con la pubblicità, con le ospitate televisive… Ma quei guadagni erano fonte di grande imbarazzo. Tornavo in albergo e non ero felice, perché quei soldi mi sembrava di averli rubati. Un sacco di soldi solo per fare un sorriso, firmare un autografo….»
E infine l’odio proprio per l’appellativo “Gatta morta”, nata mentre era fra le mura di Cinecittà: «Non sapevo neanche cosa fosse, una gattamorta. Quando sono uscita, da un lato mi ha fatto ridere il fatto che la gente non avesse altro da fare che criticare noi, dall’ altra mi ha fatto male la facilità di giudizio, che poi è alla base dell’odio in tante relazioni. Credo che mi abbiano definita così perché mi spalmavo su tutti i divani della casa, appoggiavo la testa sulla spalla di uno, i piedi sull’ altro… ma era quello che faccio sempre a casa con gli amici, con i familiari. E siccome lì nella Casa ero tra estranei – avevo solo vent’ anni allora – ho cercato di ricostruire il clima familiare a cui ero abituata e che mi mancava».

Claudia Galanti e il mistero dell’appartamento di super lusso

MILANO – Dopo aver lamentato mancanza di denaro, Claudia Galanti avrebbe preso in affitto un appartamento nel quartiere di San Babila a Milano.

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In molti si starebbero chiedendo come è riuscita: “A Milano in molti si chiedono che lavoro faccia la bella Claudia Galanti – fa sapere Alberto Dandolo nella rubrica “Milanospia” – La showgirl per mancanza di show ha infatti preso in affitto un lussuoso appartamento in zona San Babila, una delle più costose di Milano.
E per giunta si dice che spesso sia in trasferta a Londra dove vorrebbe aprire un ristorante tutto suo. Qualche mese fa appariva in tv in lacrime: ‘Sono sul lastrico’. Nel frattempo ha forse trovato un facoltoso finanziatore? Chissà…”.

Quei figli comprati a rate, utero in affitto: si sceglie anche il colore degli occhi

Per la maternità surrogata, ovvero l’utero in affitto, la clinica BioTexCom di Kiev, un edificio che sembra uscito da una fiaba di Andersen, offre tre pacchetti «tutto compreso». Economy, standard e vip: come se il parto fosse un viaggio in aereo. Nel primo caso, 29mila euro, il prezzo prevede un’assistenza standard in camere non più grandi di 20 metri quadrati. Nel secondo, 40mila euro, si sale a 50-70 metri quadrati, e arrivano la governante, 24 ore su 24, e l’autista personale.

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Con la formula vip, 50mila euro, i metri quadrati per il ricovero salgono a 150, e perfino il menu è personalizzato. Una clausola, poi, prevede una sorta di assicurazione in caso di aborto: la ricerca di un nuovo utero per un nuovo parto, sarà a carico della clinica. Senza costi aggiuntivi. Il mercato globale della maternità surrogata è molto variegato. E come qualsiasi materia prima, l’utero diventa così una qualsiasi commodity, risente della legge della domanda e dell’offerta. Nei Paesi anglosassoni, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna passando per il Canada, la legge (con relativo business) è molto generosa e le tecniche collaudate sono alla luce del sole, visto che parliamo di norme approvate alla fine degli anni Ottanta. In Inghilterra, per esempio, si stipula un vero e proprio contratto, con la madre gestante che incassa, la formula è di un ipocrita pudore, un «rimborso» di non meno di 15mila sterline. Altre 70mila, almeno, servono per il ricovero, il parto e le pratiche burocratiche. In America le cliniche per la maternità surrogata sono oltre 400, con prezzi alti, non meno di 100mila dollari, che si gonfiano grazie al bacino di 6 milioni di donne statunitensi con problemi di fecondità. E come al solito gli americani, quando trasformano l’assistenza sanitaria in un’industria, puntano all’alta qualità dei servizi. Non ci sono problemi per la nazionalità del bambino, con migliaia di mamme felici di avere un figlio con cittadinanza statunitense, e volendo il cliente può fare richieste specifiche, di natura genetica: il sesso, un alto livello del quoziente intellettivo, gli occhi verdi. Questo è il racconto di Michaela Serra, che per tre mesi ha studiato le foto e l’identikit di potenziali donatrici prima di scegliere quella giusta: «Mio marito voleva gli occhi verdi come i miei, io avrei preferito puntare sull’intelligenza e su una lettrice della Bibbia. Alla fine la scelta è caduta su una donna del Minnesota, di origine tedesco-portoghese. Leggeva i libro di Coelho, ma aveva gli occhi verdi».Tutto ha una tariffa, e si può pagare con il solito finanziamento bancario, a rate e sulla carta di credito. Gli alti costi della maternità surrogata nei paesi anglosassoni, hanno aperto le porte a una concorrenza di secondo livello in altre nazioni. Ricchi da un lato, e poveri dall’altro, con l’utero in affitto che diventa a sconto. Innanzitutto in Ucraina, dove però il rischio è di rimanere impigliati in un giro di avvocati, tribunali, consolati, con una coda giudiziaria che può arrivare fino alle procure in Italia, dove l’utero in affitto è vietato per legge.