Come è morta Dolores O’ Riordan: dall’anoressia alla depressione, nel 2013 tentò il suicidio

Come è morta? È rimasta ancora senza risposta la domanda dei fan della cantante irlandese Dolores O’ Riordan sulle cause della sua morte a 46 anni.
«Non è sospetta», ha affermato Scotland Yard, che in un primo momento aveva definito «non spiegata» la causa di morte.

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Mentre in Irlanda e in Gran Bretagna i tanti fan piangono la voce dei Cranberries, emergono alcuni importanti particolari sulla vita della musicista.
Secondo alcuni suoi amici, come si legge sul tabloid Daily Mirror, Dolores nelle ultime settimane era stata «fortemente depressa». In passato aveva avuto una serie di problemi, fra cui l’anoressia, un esaurimento nervoso, una diagnosi per un disturbo bipolare e un tentativo di suicidio nel 2013.
Intanto fra i molti che hanno lasciato il loro commosso tributo alla musicista c’è anche Colin Parry, padre di una vittima dell’Ira, il 12enne Tim Parry, che ispirò la canzone ‘Zombiè, il più grande successo dei Cranberries.

Si sveglia la mattina e scopre che i suoi genitali sono in decomposizione: ecco cosa è successo

Si sveglia la mattina e scopre che i suoi genitali si stanno decomponendo. Un uomo cinese è stato vittima di una tremenda vendetta da parte della moglie. La moglie ha provato ad avvelenarlo mettendogli una tossina nelle mutande.

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Il marito è stato ricoverato immediatamente in ospedale e ha trascorso due settimane in terapia intensiva. Oltre alla decomposizione dei genitali la vittima ha avuto anche delle complicazioni respiratorie a causa del veleno.  Il motivo di una vendetta tanto crudele sarebbe stata una lite, come riporta il Daily Mail, alla fine della quale la donna ha imbevuto le mutande del marito con un tossico erbicida, poi le ha fatte asciugare al sole e le ha riposte nel cassetto. Ora la donna si trova in carcere.

Cyberbullismo sempre più diffuso: il male durissimo di cui gli adulti non si accorgono

In Rete fa più male. Dove la vittima di bullismo diventa protagonista assoluta, sotto gli occhi di tutti, e basta un click in più per rovinarle la vita. Un allarme fortissimo, quello che riguarda il cyberbullismo, che coinvolge migliaia di ragazzini alle prese con un inferno da cui non riescono ad uscire.

bullismo.600A mettere nero su bianco i dati di un fenomeno dai contorni drammatici è AdoleScienza.it che, in una ricerca con Skuola.net, svela come le vittime di cyberbullismo  siano portate al suicidio con un’incidenza maggiore rispetto alle vittime di bullismo. Spesso questo genere di violenza fisica, verbale e psicologica, nasce tra i banchi di scuola, cresce sul muretto sotto casa e dilaga nel quartiere o nel paese. Se poi la storia finisce nella rete dei social network l’incubo diventa virale. Il bullismo infatti è più diffuso ma miete un minor numero di vittime: un ragazzo su 5, dei 7mila intervistati da Skuola.net, ammette di essere vittima di bullismo contro il 6,5% delle vittime di cyberbullismo.  Eppure le conseguenza dei social sono molto più forti: un ragazzo su due (tra quelli che si vedono derisi in rete) ha pensato al suicidio e l’11% lo ha realmente tentato. Uno su due, inoltre, ammette di praticare autolesionismo facendosi del male con lamette, oggetti appuntiti, fuoco e pugni sul muro, quasi 8 su 10 si sentono depressi. I tentativi di suicidio, a causa del bullismo, sono il 7% e i pensieri suicidi riguardano il 40% mentre i casi di depressione sono il 65% e l’autolesionismo riguarda il 30%. «Il cyberbullismo spiega Maura Manca, direttore di AdoleScienza.it è il male nascosto agli occhi degli adulti e visibile negli smartphone e nei profili social di tutti i ragazzi, invade la psiche, distrugge l’autostima. I dati sono fondamentali per capire cosa realmente abbiamo davanti: se non si conosce la diffusione del fenomeno e soprattutto la sua gravità, non si può contenere e neanche prevenire. E la vita di tanti ragazzi sarà seriamente a rischio».

“Thomas non voleva lavarsi”, muore a 16 anni per abuso di deodorante spray

Vittima dell’abuso di deodorante spray. L’assurda dinamica della morte di un teenager del Kent, avvenuta il 29 agosto scorso, è stata infatti ricostruita oggi dal patologo forense nel corso di un’udienza presso la Folkestone Magistrates Court per stabilire le cause del decesso del giovane, finora oscure.

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A riportare la notizia è il Telegraph.  Secondo quanto stabilito dal tribunale, il 16enne inglese Thomas Townsend, ospite di un centro per l’infanzia a Millfield, avrebbe utilizzato una quantità eccessiva di deodorante spray per evitare di fare la doccia. Il giorno del decesso, avvenuto nel pomeriggio, nella stanza del ragazzo erano stati trovati dalla polizia ben 42 flaconi spray di prodotto per l’igiene personale, molti dei quali vuoti. E ad ucciderlo sarebbe stato proprio l’abuso di deodorante: per il patologo, infatti, la causa della morte sarebbe da attribuire ad un arresto cardiocircolatorio dovuto all’inalazione di gas butano. Una conclusione confermata dall’autopsia – che non ha rilevato altre sostanze nel corpo – e dal coroner Rachel Redman, che al momento della sentenza per morte accidentale ha spiegato: “Si è spruzzato il deodorante ovunque ed è crollato per gli effetti del gas”.  “Non si faceva la doccia – ha raccontato alla Corte Sally Townsend, madre di Thomas – ma si deodorava spruzzandosi addosso metà della confezione. Poi si spruzzava anche il dopobarba per coprire gli odori. Usava una bottiglietta a settimana. Non sapevo ne avesse così tante nella sua stanza, ma era un grande accumulatore”. Thomas aveva trascorso 5 anni in una casa famiglia prima di trasferirsi nel febbraio del 2015. Secondo le indagini il giovane aveva avuto qualche difficoltà ad ambientarsi e aveva un passato di autolesionismo, ma non aveva mai espresso intenzioni suicide né fatto mai uso di sostanze stupefacenti. Avrebbe iniziato il college poche settimane dopo la sua morte e sognava un futuro da veterinario.