Gli uomini preferiscono le donne con il lato b “a mandolino”. Ecco perché

ROMA – Secondo voi perché gli uomini a letto preferirebbero le donne con il lato B “importante”? E, al di là delle ovvie risposte, è proprio la scienza a spiegarlo.
Come riporta il sito di Radio105, secondo una ricerca condotta dalla Bilkent University il segreto sarebbe nella curvatura della spina dorsale. La curvatuta a 45 gradi farebbe sembrare il lato B più grande e questo attrarrebbe i maschietti per un motivo ben preciso.

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L’esperto David Lewis ha spiegato: “Gli uomini spostano l’attenzione sul sedere ottenendo informazioni sulla spina dorsale della donna senza nemmeno rendersene conto”. Il ricercatore sostiene che la curvatura abbia attratto i maschietti fin dall’antichità, perché permetteva alle donne di cercare cibo anche se incinte e di avere figli senza danneggiare la schiena.
Le donne che non hanno il lato b a mandolino sarebbero più limitate nei movimenti durante la gravidanza e avrebbero una pressione sui fianchi dell’800 per cento. Il motivo dell’interesse dell’uomo per questo tipo di fondoschiena sarebbe quindi per fini evoluzionistici. La donna con il lato b a mandolino sarebbe la partner ideale. Senza contare che è anche sexy…

Allarme Meningite, parla l’esperto: “E’ un errore parlare di epidemia”

È un grave errore dire che siamo in presenza di un’epidemia di meningite. I casi sono stabili negli ultimi anni, ma in Italia la vaccinazione contro i vari patogeni che causano la malattia è cronicamente insufficiente, e questo in qualche modo lo stiamo pagando. Il nuovo Piano Vaccinale ci aiuterà a ridurre i contagi». Così all’Ansa, in merito agli ultimi casi di meningite registrati in Italia, Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute.

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La meningite nel nostro Paese, precisa l’esperto, «c’è sempre stata e, come abbiamo visto anche negli ultimi giorni, non tutti i casi sono dovuti al meningococco C». Complessivamente, sottolinea, «si sono verificati 1.479 casi di meningite nel 2014, 1.815 nel 2015 e 1.376 nel 2016. Di questi, i casi dovuti a meningo B sono stati rispettivamente 55, 49 e 53. Mentre quelli da meningo C 36,63,57».
La meningite è infatti «un quadro clinico che può esser dovuto a un insieme variegato di patologie con stessa sintomatologia ma dovute a patogeni diversi che possono dare origine a forme di gravità diversa e non tutte si trasmettono con la stessa facilità. Ad esempio, la C ha in genere conseguenze molto gravi che possono portare alla morte. Quando a provocarla è il meningo B in linea di massima si guarisce». C’è poi meningite da Emophilus B, Eschirichia coli, Listeria, Tubercolosi, o da Pneumococco, come quella che ha colpito il 50enne deceduto oggi al Policlinico Umberto I di Roma. «Non si possono mettere tutte insieme e dire che siamo di fronte a un’emergenza altrimenti rischiamo di creare confusione nella percezione da parte della popolazione». Quanto alla diffusione, sottolinea Guerra, «c’è sicuramente una particolare circolazione del meningo C in Toscana ma per quanto riguarda gli altri batteri siamo nella media stagionale». Ciò non significa che non valga la pena cercare di ridurre al massimo i casi che sporadicamente si verificano. È questo uno degli obiettivi del nuovo Piano di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 che entra in vigore insieme ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza. «Finalmente – spiega Guerra – metterà ordine tra le regioni e ci permetterà di unificare i diversi calendari regionali e migliorare le coperture. Renderà infatti gratuita in tutta Italia la vaccinazione contro le meningiti per i vari germi a seconda delle età più esposte e per i gruppi di popolazione più vulnerabili. Così – conclude – sarà possibile creare immunità di gregge e limitare la circolazione di questi batteri».

Sesso anale pericoloso? Ecco cosa dice l’esperto

Il sesso anale, croce e delizia degli amanti più focosi, è tuttora uno dei tabù della cultura contemporanea. Il sessuologo Roberto Bernorio risponde al quesito più diffuso e che tiene ancora in bilico gli indecisi: “Si tratta di una pratica pericolosa?”. Ecco cosa dice l’esperto. “La sessualità anale viene spesso affrontata con una certa difficoltà perfino dagli esperti del settore a causa di un’influenza culturale negativa che negli anni l’ha circondata di tabù.
La visione giudaico cristiana l’ha sempre considerata un comportamento anomalo, deviato, che andava contro natura sia per l’utilizzo improprio di una parte del corpo deputata ad altro sia per la disgiunzione dalla finalità riproduttiva della sessualità.

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Eppure riferimenti a questo tipo di pratica sono presenti nei reperti storici più antichi: la sessualità anale è da sempre parte del repertorio comportamentale della specie umana. Alcuni considerano i rapporti anali come qualcosa di sporco perché coinvolgono una parte del corpo deputata all’eliminazione di escrementi, altri ancora la considerano una forma di prevaricazione convinti che chi li riceve subisca la cosa (con dolore) solo per appagare la soddisfazione ed il piacere di chi li agisce. Le cose non stanno propriamente così e spesso la penetrazione anale viene vissuta come estremamente piacevole anche da chi la riceve, a patto che la cosa avvenga con la dovuta attenzione e delicatezza. Considerando che l’introito anale non è in grado di lubrificarsi è necessario compensare questa carenza con un umettante artificiale; inoltre la distensione dei fasci muscolari peri anali, per non suscitare dolore, deve essere effettuata il più progressivamente possibile. Diciamo che questo è un tipo di rapporto in cui l’affiatamento e la capacità comunicativa tra i due partner sono importantissimi. Il piacere si genera sia per componenti fisiche che psicologiche. Dal punto di vista anatomico la regione anale è riccamente innervata dai rami del nervo pudendo, lo stesso che trasporta le sensazioni di piacere provenienti dai genitali esterni; da qui la possibilità neurofisiologica di trarre piacere da un’adeguata stimolazione di questa zona. Dal punto di vista psicologico, il rapporto anale può avere valenze di trasgressività, di intenso scambio intimo, di completa fusione con l’altro che ne condizionano il vissuto esperienziale positivo. Ricordati però che il sesso anale necessita di protezione con il preservativo per evitare malattie a trasmissione sessuale che trovano in questa modalità una più probabile modalità di contagio. Molte malattie sessualmente trasmissibili, infatti, si contagiano attraverso il sesso anale. Altri problemi che possono emergere possono essere infezioni, lesioni o ematomi. L’uso di un lubrificante e delle giuste precauzioni, per questa ragione è molto importante”.

Cellulite, non è un fattore ereditario: ecco tutti i trucchi per combatterla

maddalena_corvaglia_mostra_la_cellulite_in_acqua_a_milano_marittima_53d0Scrub, trattamenti miracolosi, spa, creme costosissime: a volte, tutti questi trattamenti non bastano a combattere la cellulite.
Se ne sono dette, e se ne diranno ancora tante su questo ‘male‘ comune che appartiene a tutte, o quasi, le donne. Ma Joey Atlas, specialista mondiale nella cura del corpo, commenta su Justmetoday: “Per combattere definitivamente e davvero la cellulite, bisogna prima di tutto conoscerla e sapere che cosa la peggiora e che cosa la elimina“.  Joey Atlas poi, sfata uno dei miti legati alla cellulite: “Non si tratta di un fattore genetico o ereditario. La cellulita ha un legame con gli estrogeni, ormoni femminili. Ecco perchè colpisce solo le donne”.  L’esperto si sofferma a consigliare qualche rimedio utile per ridurre o eliminare la cellulite: “Non servono impacchi o altro, basta muoversi. Un’attività fisica regolare aiuta a combattere la cellulite. La cosa fondamentale è mettere in moto la circolazione del sangue, anche attraverso l’alimentazione. Fanno bene gli alimenti ricchi di ferro e vitamina C, come kiwi, mirtilli. Il trucco è far muovere tutti e 90 i muscoli delle gambe delle donne”, conclude.

Cellulite, non è un fattore ereditario: ecco tutti i trucchi per combatterla

jennifer-lopez-2822715vwihd_2041Scrub, trattamenti miracolosi, spa, creme costosissime: a volte, tutti questi trattamenti non bastano a combattere la cellulite.
Se ne sono dette, e se ne diranno ancora tante su questo ‘male‘ comune che appartiene a tutte, o quasi, le donne. Ma Joey Atlas, specialista mondiale nella cura del corpo, commenta su Justmetoday: “Per combattere definitivamente e davvero la cellulite, bisogna prima di tutto conoscerla e sapere che cosa la peggiora e che cosa la elimina“.  Joey Atlas poi, sfata uno dei miti legati alla cellulite: “Non si tratta di un fattore genetico o ereditario. La cellulita ha un legame con gli estrogeni, ormoni femminili. Ecco perchè colpisce solo le donne”.  L’esperto si sofferma a consigliare qualche rimedio utile per ridurre o eliminare la cellulite: “Non servono impacchi o altro, basta muoversi. Un’attività fisica regolare aiuta a combattere la cellulite. La cosa fondamentale è mettere in moto la circolazione del sangue, anche attraverso l’alimentazione. Fanno bene gli alimenti ricchi di ferro e vitamina C, come kiwi, mirtilli. Il trucco è far muovere tutti e 90 i muscoli delle gambe delle donne”, conclude.