Cinquanta interventi in tre anni per somigliare a Angelina Jolie, ecco gli effetti choc

Voleva a tutti i costi somigliare alla sua beniamina Angelina Jolie, una delle donne più sexy al mondo. La ricerca frenetica di quella bellezza che per lei era così perfetta le ha portato molta fama, anche grazie al web, ma gli effetti degli interventi chirurgici, una cinquantina in meno di tre anni, sono devastanti.

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A 19 anni il primo intervento, a cui ne sono seguiti altri, probabilmente a buon mercato e senza le opportune precauzioni mediche. Mentre cercava di dimagrire sempre di più, il suo viso cambiava forma fino ad assumere un aspetto decisamente preoccupante.
Con il passare del tempo (e delle operazioni), l’evoluzione dell’aspetto della ragazza è diventata così impressionante da farle guadagnare centinaia di migliaia di follower su Instagram.
Inevitabilmente, sono arrivati anche gli haters, che senza pietà hanno attaccato una ragazza che si è fatta del male da sola e andrebbe solamente aiutata. Della Jolie non c’è proprio nulla, non bastano neanche le lenti a contatto dello stesso colore degli occhi della celebre attrice, ex moglie di Brad Pitt.
La storia di Sahar, che dovrebbe essere un monito sui rischi degli eccessi della chirurgia estetica, è stata raccontata anche da Unilad.
«Sembri uno zombie», scrivono molti utenti. Altri infieriscono ancora di più: «Hai chiesto al chirurgo di farti sembrare un cadavere vecchio di tre giorni?».

Questa immagine ti terrorizza? Soffri di tripofobia: ecco cosa significa

Se un’immagine piena di buchi genera terrore, allora vuol dire che si soffre di tripofobia, ovvero la paura di superfici con buchi. Sebbene non sia stata ancora inserita nel “Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders” dell’American Psychological Association, sembra che di questa fobia ne soffrano molte persone, che hanno raccontato del loro problema sui social.

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Se osservare l’alveare degli imenotteri, i frutti di loto o altre immagini simili crea disagio probabilmente significa che si è tripofobici. Molte persone sono venute a conoscenza del proprio piccolo disturbo attraverso la rete che spesso ne ha enfatizzato gli effetti. Sono molte le immagini che generano reazioni repulsive: le spugne da bagno, il formaggio svizzero emmentaler, il cioccolato spumoso, secchi di acqua sporca pieni di bollicine e aggregati di oggetti in grado di creare pattern con buchi. Secondo alcuni psicologi l’essere umano prova repulsione verso questi pattern ripetuti poiché il cervello li associa a quelli presenti su animali pericolosi, come la pelle dei serpenti e gli alveari di temibili calabroni.

Tumori al seno, l’omeopatia per alleviare gli effetti della chemio

Il tumore al seno non molla, è la neoplasia maligna più frequente nella donna, con un’incidenza in costante aumento, una priorità sanitaria a livello mondiale con un enorme impatto sociale. Nel mondo, entro il 2020 ci saranno circa 2 milioni di nuovi casi di tumore del seno ogni anno. Unico dato positivo: «la mortalità della patologia è in lieve ma costante riduzione grazie ai programmi di prevenzione e – all’ affinamento delle terapie chirurgiche, radioterapiche e farmacologiche».

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A fotografare il fenomeno è Stefano Magno, chirurgo oncologo del centro di senologia del Policlinico Gemelli, impegnato in un approccio ‘diversò alla malattia. Innanzitutto focalizzato sulla malata e non sulla patologia e sulla terapia integrata. Magno, che ha appena raccontato il suo approccio multidisciplinare nella cura del tumore al seno e la Breast Unit in un libro, punta sulla prevenzione attraverso la correzione degli stili di vita, ma anche sull’omeopatia, agopuntura, riflessologia e fitoterapia per alleviare gli effetti collaterali delle terapie aniblastiche e migliorare la loro efficacia. Per prevenire la patologia, che fa ancora molta paura alle donne, non ci si può limitare, secondo Stefano Magno, «a misure di sorveglianza sanitaria nelle fasce di età a rischio ma è necessario promuovere uno stile di vita sano, una corretta alimentazione ed un’attività fisica regolare».  È stabilito ormai, infatti che i fattori ereditari incidono solo per il 5-10% nell’insorgenza dei tumori: «il restante 90% – spiega Magno – è attribuibile a fattori ambientali e agli stili di vita; tra questi il 30% riguarda le cattive abitudini alimentari». Da qui l’importanza di bandire dalla propria dieta snack, merendine, prodotti dolciari privilegiando cibi di provenienza vegetale non industrialmente raffinati, evitare bevande zuccherate, consumare ampia varietà di frutta, limitare il consumo di carni e di cibi conservati. Ed anche quando il tumore, c’è accanto ai protocolli ufficiali Magno è convinto dell’importanza di un approccio olistico alla paziente oncologica. E dunque dell’efficacia di tutta una serie di trattamenti che con la cura del tumore sembrerebbero avere poco a che fare, a partire dai farmaci omeopatici per passare all’agopuntura e alla riflessologia. «Diminuire gli effetti collaterali e le problematiche che possono verificarsi durante la chemioterapia – sottolinea Magno – ha un effetto positivo sia sul trattamento che sulla qualità di vita delle pazienti, riducendo il ricorso a farmaci di supporto costosi e potenzialmente dannosi».  «L’obiettivo – aggiunge – è trovare la sinergia ottimale tra terapie antitumorali e potenziamento immunitario del paziente oncologico, anche attraverso il supporto psicologico e la condivisione delle strategie terapeutiche». «In Europa e negli Stati Uniti, negli ultimi vent’anni, l’impiego delle terapie complementari ha mostrato un costante aumento: negli USA, 62 pazienti su 100 vi fanno ricorso e la soddisfazione degli utenti è superiore all’80%», conclude.

L’acqua frizzante fa male alla salute, ecco tutti gli effetti negativi delle bollicine

Spesso d’estate sono in molti a scegliere l’acqua frizzante per dissetarsi. Ad altri piace berla tutto l’anno e in generale sono tante le persone che apprezzano le bollicine. Ma l’acqua frizzante non fa poi così bene alla salute.

acquaPrimo tra tutti i problemi che può causare è legato ai denti. L’anidrite carbonica che origina le bollicine rovina lo smalto dei denti, per questo si consiglia di berla durante i pasti e di assumerla preferibilmente con la cannuccia per evitare che entri direttamente a contatto con i denti.  L’acqua frizzante non fa bene nemmeno alla linea, contenendo più sali minerali, di solito, può aumentare la ritenzione idrica. Le bollicine, inoltre, possono gonfiare, dando origine anche a dolori addominali e flautolenza contrastando l’effetto pancia piatta.  Le bollicine possono anche causare reflusso e problemi allo stomaco, quindi sono assolutamente da sconsigliare a chi soffre di problemi gastrointestinali.

La tintarella allunga la vita: contrasta gli effetti del fumo e riduce il rischio di ictus

Contrordine, il sole allunga la vita. Lo afferma uno studio svedese appena pubblicato sulla rivista Journal of Internal Medicine su 30 mila donne. “Lo studio iniziato nel 1990 ha coinvolto donne svedesi di età compresa tra i 25 e i 64 anni – spiega Girolomoni, Direttore della Dermatologia di Verona e presidente della Società Italiana di Dermatologia – ed ha dimostrato in modo chiaro che evitare il sole fa male.

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Le donne che si espongono al sole infatti hanno un rischio minore di eventi cardiovascolari (infarto, ictus) e sopravvivono più a lungo, 0.6-2.1 anni in più per la precisione. Non e’ finita qui. Esporsi al sole compensa gli effetti dannosi del fumo di sigaretta. I benefici sono da mettere in rapporto col fatto che la pelle esposta al sole produce maggiori quantità di vitamina D”.  Secondo la ricerca la vitamina D non è l’unica sostanza benefica prodotta dalla pelle dopo esposizione al sole. Le cellule della pelle producono beta endorfine che sono responsabili del senso di piacere e appagamento e forse pure della dipendenza che diverse persone provano nell’esporsi al sole o ai raggi ultravioletti artificiali. La pelle stimolata dal sole rilascia inoltre ossido nitrico che è in grado di abbassare la pressione arteriosa. In effetti, le persone con ipertensione moderata che si espongono ai raggi ultravioletti migliorano la loro ipertensione. Ma c’e un altro lato della medaglia: se l’esposizione al sole e’ eccessiva, favorisce l’invecchiamento cutaneo e lo sviluppo di tumori della cute come epiteliomi o melanomi. Quindi come comportarsi? “Tutto dipende dalle caratteristiche della propria pelle – spiega Girolomoni – gli individui di carnagione scura che non si scottano al sole possono esporsi tranquillamente senza problemi. Gli individui di carnagione chiara che si scottano facilmente devono fare più attenzione, esponendosi con cautela”. Ecco cinque semplici suggerimenti degli esperti, da tenere a mente: 1. Evitare le ore di massima irradiazione, tra le 11 e le 14, ed esporsi al sole in modo graduale, dando la possibilità alla pelle di difendersi attraverso l’abbronzatura, ed usare creme protettive adeguate. 2. Soprattutto nei bambini è fondamentale evitare le ustioni solari, che costituiscono il principale fattore di rischio per il melanoma. Il melanoma insorge a distanza di decenni dalle ustioni solari. 3. Usare creme solari con fattore di protezione superiore a 30, meglio se 50, rinnovando l’applicazione dopo 2 ore o anche prima se si fanno bagni. Usarle in quantità adeguata. Anche le creme a cosiddetta protezione totale, in realtà proteggono solo parzialmente. 4. Ricordarsi che le creme solari non servono per stare più a lungo al sole, ma per starci in modo più corretto. Anche le magliette colorate possono costituire un ottimo filtro solare.  5.Considerare con il proprio medico l’assunzione regolare di vitamina D, soprattutto nei mesi autunnali e invernali.

Selfie più pericolosi di una lampada: ecco gli effetti sulla pelle nel tempo…

Macchie sulla pelle e rughe in aumento, scattarsi troppi selfie ha lo stesso effetto sulla pelle di una lampada.  Mehreen Baig, blogger 26enne di Londra, si scattava fino a 50 selfie al giorno per postarli sul suo blog e su Instagram. Ma con il passare del tempo, si legge sul ‘Mail online’, la giovane si è accorta di come quella luce blu (HEV) emessa da cellulari, computer portatili e tablet sia dannosa per la pelle visto l’invecchiamento precoce del suo viso.

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Danni che ricordano molto da vicino quelli provocati dai raggi UVA e UVB.  La ragazza aveva notato come sul suo viso fossero comparse nuove lentiggini, i pori fossero più dilatati e le occhiaie più marcate. Il trucco era ormai diventato indispensabile per coprire certi ‘difetti’. Così ha deciso di rivolgersi al dermatologo Simon Zokaie il quale le ha spiegato in modo semplice ma dettagliato cosa può provocare la sovraesposizione alla luce HEV.  Ci sono tre fattori principali, ha spiegato l’esperto, che recano danni alla pelle: l’inquinamento, il sole e la luce HEV. La combinazione di questi tre fattori provocano calore e infiammazione sotto la pelle, rallentando la sua capacità di guarire e proteggere se stessa.  La pelle della 26enne è stata poi ‘scansionata’ da un macchinario che ha analizzato la dimensione dei pori, i danni del sole, pigmentazione, linee e rughe, l’umidità e, naturalmente, i danni luce HEV. Un’analisi approfondita dalla quale è risultato come la sua pelle fosse stata danneggiata dalla luce HEV e di quanti danni in realtà non fossero ancora visibili.  Il fatto è che la protezione solare non può proteggere la pelle dalla luce HEV, almeno per ora. La cosa migliore da fare, ha spiegato l’esperto alla ragazza, è proteggerla 24 ore su 24 con sieri e creme antiossidanti durante il giorno.

La tintarella può creare dipendenza, oltre alla melanina si sviluppano anche endorfine

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I raggi ultravioletti, oltre ad essere dannosi se ci si espone senza i dovuti riguardi, possono anche creare dipendenza.
Stando ad uno studio del Massachusetts General Hospital, gli organismi sembra abbiano prodotto un vero e proprio meccanismo di dipendenza. La risposta è nella scienza: la proteina che genera la melanina ( che conferisce l’abbronzatura) crea anche endorfina, l’ormone del benessere. Più ci si espone al sole e si diventa scuri, quindi, più si è felici e si ha voglia di continuare, proprio come gli effetti di un oppiaceo.  Ma i raggi ultravioletti non sono certo da demonizzare. Lo stesso studio ha ricordato che in realtà i raggi del sole sono importanti per poter sintetizzare la vitamina D, pro-ormone che svolge nell’uomo molteplici funzioni e che recentemente è stata correlata anche ad un’alta incidenza della sclerosi multipla.