Jeremias, videomessaggio a Ignazio: “Ho visto cose brutte, ci vediamo fuori”

La noia pomeridiana degli inquilini della casa del Grande Fratello Vip è stata interrotto da un filmato che l’ultimo eliminato di lunedì sera ha mandato loro. Sono tutti in salotto e sul led appare il volto di Jeremias Rodriguez che ha un messaggio per ognuno di loro : “Ora che sono fuori ho rivisto tante cose, sostengo che rifarei quasi tutto, sono stato vero, sincero e senza maschere”. Il primo pensiere è per la dolce Ivana “Sei stata una grande compagnia per me, sei una persona pura”.

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Poi parlando di Cristiano Malgioglio: “Hai fatto vedere poco di te, hai tanto di più da far vedere ti sei nascosto dietro ad uno scudo ma lo capisco, lo hai fatto per non soffrire. ”.
Diverso il messaggio rivolto a Lorenzo, coinquilino con il quale ha avuto un rapporto poco chiaro. “Siamo stati sempre vicini, mi sono trovato super bene con te, poi non perchè ci siamo allontanati e ho visto comportamenti che non mi sono piaciuti. Da una persona con la tua esperienza mi aspettavo un atteggiamento diverso e invece hai scelto un ruolo secondario, di stare dietro con quelli più forti”.
Grande stima invece per Daniele Bossari“Ci siamo sempre capiti, anche con solo con uno sguardo, non avevamo bisogno di parole. Sei una persona vera e uscendo ho visto cose che me ne hanno dato la conferma”
Jeremias parla di Giulia come di una piccola grande scoperta e di Raffaello come di una persona che non ha compreso appieno “sei una persona che non ha senso dell’umorismo, non hai capito la mia fragilità e la mia gelosia verso mia sorella, perchè non sei riuscito a capire questa mia debolezza. Ti sei fatto influenzare da Luca”.
E proprio a Luca Onestini si rivolge con parole dure : “qualche parola potevo risparmiarmela, ma con me non ti sei comportato bene, hai risposto solo in puntata. Ma ho poco da dirti perchè conti poco nella mia vita”.
Cambia registro e aguarrdo, invece, quando si rivolge ad Aida : “Mi sei entrata nel cuore, sei una grande donna. Sei bella fuori e dentro, mi manchi un sacco e spero di rivederti fuori”.
Una meccia velata invece è il messaggio per il neo cognatino Ignazio “Nacho non ho molto da dirti, ma fuori ho visto alcune cose che non mi sono piaciute ma avremo modo di parlare a quattrocchi, tanto tutto si risolve”, infine è il momento dell’amata sorellina: “Checu mi manchi goditi gli ultimi giorni, continua ad essere te stessa, ti amo da morire”.
Le reazioni al messaggio di Jeremias non si sono fatte attendere. La Casa si è divisa in due, da una parte c’è chi è felice di quanto detto dal giovane argentino, dall’altra c’è chi non ha digerito alcune frasi pronunciate dallo stesso.
Ignazio, primo fra tutti. Lo sportivo vorrebbe saperne di più e continua a farsi domande. “Sto pensando a cosa posso aver detto”, dice il giovane Moser. Anche Luca si confronta con Giulia. Li raggiunge anche Lorenzo. Forse l’attore romano è la persona che ha più dato peso alle parole di Jeremias. “Mi dispiace veramente tanto perché per lui ci sono sempre stato”, spiega, sottolineando di aver compreso le sue fragilità e essergli stato accanto spesso e volentieri. “Per me resta un bravo un ragazzo, era anche tra i miei preferiti”, sottolinea.

Barbara D’Urso: “Che orgoglio il picchetto d’onore per me”. Ira polizia e lei rimuove il video da Instagram

Ha suscitato polemiche il video postato dalla conduttrice tv Barbara d’Urso in cui si vedono alcuni agenti della Polizia schierati nel cortile della Questura di Milano in occasione di una sua visita. Secondo quanto riportato da alcuni media, si sarebbe trattato di un picchetto d’onore, ma dalla Questura precisano che «non è affatto così». «Si trattava solo di un cambio turno e i ragazzi si sono messi in posa per fare una foto, non certo per fare un picchetto».

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Sarà, ma la conduttrice tv che aveva pubblicato il video si è affrettato a rimuoverlo quando però ormai la frittata era fatta. Molte testate lo avevano infatti già copiato ed è quello che qui vi proponiamo dove si sente la presentatrice tv dire “che orgoglio, ragazzi”.
Tuttavia c’è chi non ha gradito il video. Il Movimento dei poliziotti democratici e riformisti ha scritto una lettera aperta di protesta al Capo della Polizia, Franco Gabrielli. «Chiediamo a lei Sig. Capo della Polizia se è lecito predisporre un picchetto d’onore per la visita di una conduttrice televisiva presso la Questura, per quanto brava, simpatica, famosa e bella questa signora possa essere». «Oggi la Polizia di Stato è su tutti i siti web e i giornali italiani non per una brillante operazione di p.g. ma per il fatto che la signora Barbara D’Urso con estrema semplicità, dimostrando tra l’altro affetto e stima per la Polizia di Stato, ha postato su tutti i social un video amatoriale attraverso il quale si compiace per l’accoglienza istituzionale ricevuta».
«Senza entrare nel merito di quanto riportato da alcune testate giornalistiche prendiamo nettamente le distanze dalla volgare strumentalizzazione anche da parte di alcune sigle sindacali, rispetto a come sia stato enfatizzato ad arte un episodio occasionale e non programmato che ha visto protagonista una nota presentatrice televisiva e alcuni colleghi, durante la sua visita in Questura a Milano». Lo afferma, in una nota, il Segretario generale nazionale del Siap, Giuseppe Tiani, in merito alle notizia su uno schieramento di agenti nel cortile di via Fatebenefratelli durante la visita della presentatrice, che poi ha fatto girare un video. «Riteniamo assurdo che si possa far passare l’idea che venga disposto un picchetto d’onore per una personalità del mondo dello spettacolo – prosegue Tiani – quando risulta sino a prova contraria, che tale servizio non sia stato disposto con la necessaria ordinanza del Questore di Milano né tanto meno dai soggetti istituzionali preposti a farla eseguire, essendo la stessa disciplinata da regole scritte e protocolli ben precisi».

Gerry Scotti in lacrime a Tu si que vales per l’omaggio inedito di un concorrente

Momento di commozione durante la puntata di ieri di Tu si que vales. Le lacrime che scorrono in questo caso sono quelle di Gerry Scotti, che ha pianto per l’omaggio che il concorrente Denys Dytyniuk gli ha dedicato.

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L’artista ha omaggiato il conduttore con un dipinto eseguito al momento, mentre sullo sfondo si inseguivano immagini salienti della carriera di Gerry che alla fine, incredulo, ha lasciato andare qualche lacrima e si è alzato in piedi per abbracciare il concorrente.
“Sono emozionato come un bambino a Natale. Io non ho mai avuto un omaggio come questo, sono commosso veramente. Grazie veramente bello”, ha detto Gerry sinceramente colpito dall’omaggio.

Juliana Moreira ed Edoardo Stoppa, matrimonio da favola a Milano

Un matrimonio da favola, come era nelle premesse, e nonostante i tempi ridottissimi. Le nozze tra Edoardo Stoppa e Juliana Moreira sono state celebrate venerdì con rito civile dal sindaco di Milano Giuseppe Sala nella suggestiva cornice di Palazzo Reale.

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L’inviato di Striscia e la showgirl di Paperissima Sprint hanno preparato tutto in sole due settimane e il matrimonio si è svolto alla presenza dei parenti, compresi quelli brasiliani di Juliana.
La Moreira, in abito rigorosamente bianco, si è definita su Instagram una “sposa rock”, mettendo in mostra anche i numerosi tatuaggi, mentre l’inviato milanese di Striscia la notizia, sorpreso per essersi trovato a suo agio in abito da cerimonia ha lasciato questo pensiero su Instagram: “Stamattina sveglia presto per andare in giro a lavorare, come sempre, per l’Italia…con il mio pensiero che ancora va a venerdì scorso, giorno del mio matrimonio. Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere speciale questo giorno!!!!!

Francesco Arca papà a tempo pieno, al mare con Irene Capuano e la figlia Maria Sole

FORMENTERA – Da ex tronista (ora attore) Francesco Arca si sta trasformando in un papà modello.

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Francesco infatti due anni fa ha avuto una figlia da Irene Capuano, ex corteggiatrice di “Uomini e donne”, programma di “Uomini e donne” dove i due si sono conosciuti.
L’allegra famigliola è stata fotografata mentre si diverte a Formentera, con la piccola Maria Sole, che ha da poco compiuto due anni, coccolata dai genitori: “A me – ha fatto sapere Francesco alla rivista – basta una passeggiata mano nella mano con lei per sentirmi in paradiso”.

Mette la cera per capelli e resta calvo a 24 anni, l’azienda produttrice: “Ti risarciamo con 20 euro”

Usa la cera per capelli e diviene calvo. Lee Hardy, 24 anni di Pudsey vicino Leedsm, nel Regno Unito, lo scorso gennaio ha iniziato ad usare una cera per capelli, ma a distanza di un mese si è ritrovato in condizioni disperate.

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Il giovane padre ha iniziato a notare che i capelli cadevano a ciocche fino ad essere obbligato a radersi a zero. Il prodotto che stava applicando sul cuoio capelluto, infatti, aveva corroso la sua pelle causandogli gravi lesioni. «Dopo aver utilizzato il prodotto per alcuni giorni, la mia testa ha cominciato a diventare secca e pruriginosa. Quando mi sono guardato nello specchio, sono rimasto inorridito: i miei capelli stava cadendo a ciocche. Ho già usato il prodotto in passato e non ho avuto mai problemi», ha raccontato il 24enne al Mirror. Così Lee ha contattato l’azienda che oltre alle scuse si è offerta di dargli un buono da 20 sterline come risarcimento, poco più di 23 euro. «Come possono pensare che un buono per capelli mi faccia contento, quando per colpa loro i miei capelli non ce li ho più?». Ora ha annunciato una battaglia legale contro la VO5.

“Sei di plastica” e Nancy Brilli reagisce e racconta i suoi interventi: “Mettetevi l’anima in pace”

Nancy Brilli risponde alle critiche sui social con un post diretto e inequivocabile: “per chi commenta causticamente sul fatto che sarei di plastica: una volta per tutte, così vi mettete l’anima in pace”. L’attrice ha voluto spiegare gli interventi che ha dovuto subire nel corso del tempo.

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1 legamenti del gin dx ricostruito in materiale plastico – scrive l’attrice – 2 addome ricucito per ben 8 operazioni all’apparato riproduttivo. 3 conseguentemente al tumore all’ovaio, all’asportazione di utero, altro ovaio e tube. 4 per un’infiammazione in corso dipendente dalla patologia di cui sopra, operazione al seno”. “La faccia è la mia – continua Nancy Brilli – occhi orientali (ascendenze ucraine) e labbra. A volte più trucco, a volte meno. A volte distruzione da stanchezza post spettacolo, in genere esibita molto poco generosamente con foto fatte alle tre di mattina. Spesso extension di tutti i tipi, ho capelli ingestibili con l’umidità”. “Vi ho reso più tranquilli/e? Sicuramente aggiornati – conclude – Con un sorriso per voi. Nancy”.

Transessuali, tutto quello che non vi dicono (peccati compresi)

«I trans e i transgender non sono persone malate, non sono disturbate, non hanno nessuna patologia,né fisica né psichica, ma una condizione esistenziale con la quale nascono e che noi medici chiamiamo una “disforia di genere”.
Nel glossario dell’OMS (Organizzazione Mondiale Sanità) oggi i generi classificati sono 5: maschile, femminile, omosessuale maschile, omosessuale femminile e transgender. Gli ultimi tre sono considerati dalla medicina “disordini di genere” intendendo come genere l’appartenenza ad un sesso. Anatomicamente non ci sono differenze, queste persone hanno genitali maschili e femminili normali e biologicamente perfettamente funzionanti, sia dal punto di vista fisiologico che sessuale».

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A parlare è il professor Aldo Felici, per 25anni primario di chirurgia plastica all’ospedale San Camillo di Roma, ma noto soprattutto in Italia ed in Europa come il più famoso ed il più esperto tra i tre o quattro chirurghi che nel nostro Paese operano il cambio di sesso.
Sono venuta ad intervistarlo per capire meglio le differenze di genere e per conoscere la tecnica operatoria della inversione di sesso.
«Intanto il termine GENDER vuol dire genere, ed indica il genere maschile o femminile. TRANSGENDER invece è quello che una volta si definiva transessuale, ovvero una persona che non si riconosce nel corpo o nel genere che gli è stato attribuito alla nascita. I TRANS sono transessuali che hanno una forte pulsione verso lo stesso sesso, ma non sono omosessuali perché questa sensazione non interessa solo la sessualità ma tutti gli aspetti della personalità. Cioè chi é nata donna,ad un certo punto si vede e si sente diversa, con una reale dissociazione tra mente e corpo, e queste femmine si sentono davvero uomini per cui sono attratte dalle donne.
Così gli uomini, che si percepiscono totalmente donne, sono attratti dagli uomini e questa pulsione è talmente violenta che in un remoto passato li induceva anche a forme di autolesionismo con auto mutilazione dei propri genitali maschili.
TRAVESTITI
I travestiti invece non c’entrano niente con i transessuali, essendo solo delle persone che provano piacere, anche sessuale, e si eccitano nell’apparire e prendere le sembianze dell’altro sesso. Un travestito non vuole cambiare sesso, in genere richiede interventi solo estetici, come al naso o alle mammelle, ma nulla di più. E tutto questo non ha niente a che vedere con l’OMOSESSUALITÁ che invece è l’attrazione fisica e sessuale verso le persone dello stesso sesso, ma gli omosessuali accettano la loro identità di genere, loro non si farebbero mai operare i genitali. Sono situazioni completamente diverse, o meglio condizioni esistenziali diverse.
I Trans inoltre, pur non essendo omosessuali, sono attratti dallo stesso sesso per il disturbo di identità che li affligge, perché i maschi sentendosi donne, sono attratte dagli uomini e viceversa, ma l’aspetto sessuale è solo secondario, poiché é il malessere di identità che risulta sempre il più dominante».
Il professor Felici è appena uscito dalla sala operatoria dove ha finito di operare un paziente del quale gli chiedo notizie. «Io non ho operato un paziente, perché non c’era nessuna malattia da eliminare, ma sono intervenuto su una persona sana, con un disturbo tra la sua identità fisica e psichica. La transessualità ripeto, non è una malattia, tant’è che molti di loro vengono seguiti dallo psicologo, e non dallo psichiatra che invece è un medico che cura le patologie mentali. Qui non c’è nessun morbo da eliminare».
«Mi chiedi le cause di questo disagio? Nel transessualismo non è mai stata identificata una causa vera,ma si sono ipotizzati fattori genetici, fattori ormonali che intervengono in epoca gestazionale o nei primi anni di vita, e fattori ambientali inerenti al contesto in cui queste persone crescono, come la presenza di un padre violento, l’abbandono di una madre, o di eventi traumatici sulla psiche, ma sono solo ipotesi, non esiste alcun riscontro scientifico. Quello che è certo invece è che la transessualità si struttura nei primi tre anni di vita, si stabilizza in questo periodo senza dare sintomi, ma si rende manifesta in modo evidente solo durante la pubertà, quando inizia la tempesta ormonale che sviluppa i caratteri sessuali secondari (peluria, maturazione dei genitali e delle mammelle, con la comparsa del menarca nelle donne) e quando queste persone prendono coscienza che mentre il corpo va da una parte, la loro mente e la loro psiche vanno dall’altra, iniziano a sentirsi dissociati».
«In genere nasce un trans maschio-femmina su 20.000 ed un trans femmina-maschio su 40.000, quindi in Italia sono poche migliaia.Io nella mia carriera ne ho operati tra maschie femmine circa un migliaio, inclusi quelli su cui ho dovuto rimettere le mani per complicanze di operazioni fatte da altri, ma anche su complicazioni di miei interventi».
Intervento da maschio a femmina: «Questo tipo di intervento è il più frequente ed anche il meno complicato. Consiste in una prima fase demolitiva, nella quale si asportano i genitali di origine, cioè i testicoli con lo scroto ed il pene con i suoi corpi cavernosi. La seconda fase è quella costruttiva dove per prima cosa si esegue la vaginoplastica, cioè si costruisce una cavità tra il retto e la vescica che diventa una neo vagina, e la si riveste all’interno con la cute del fallo prelevato, che viene introflessa a dito di guanto. Poi si costruisce il neoclitoride con una porzione del glande, che naturalmente resta collegato ai suoi vasi sanguigni e ai suoi nervi, per conservare la sensibilità erogena che permetterà in seguito di raggiungere l’orgasmo, in genere di intensità superiore a quello delle donne. L’uretra verrá recisa (tagliata)sotto il clitoride, in modo da poter poi urinare in posizione seduta come le donne.
É importante dire che la prostata non viene mai eliminata, ma resta al suo posto, per cui bisogna seguire regolarmente i controlli del Psa poiché con l’età si possono manifestare i disturbi tipici senili di quest’organo, dall’ipertrofia al cancro».
DA DONNA A UOMO
«Questo intervento é più complicato del precedente per evidenti ragioni e per questo si programma in 5 o 6 operazioni. Per prima cosa si esegue la mastectomia bilaterale, ovvero la asportazione di entrambe le mammelle, il simbolo esterno più visibile e ingombrante della femminilità. Poi si procede con l’isterectomia totale, cioè la rimozione completa della vagina, dell’utero e delle ovaie, organi che non possono essere utilizzati per la ricostruzione.
Per confezionare il fallo si utilizza infatti un lembo di pelle proporzionato alla misura dello stesso, prelevato dal lato interno dell’avambraccio, o dalla parte superiore delle cosce, oppure dalla zona inferiore dell’addome (lembo sovrapubico) con un intervento di micro chirurgia che comprenda insieme alla pelle anche il prelievo dei vasi venosi ed arteriosi e dei nervi di quel lembo cutaneo, che dopo essere stato rimosso viene arrotolato,con tutto lo spessore del suo grasso sottocutaneo, a forma di salsicciotto, il più possibile simile al pene naturale, anche se la sua sensibilità conservata sarà soltanto tattile, come quella della pelle, e mai erogena. Per forgiare i testicoli si utilizzano le piccole e grandi labbra dell’apparato genitale femminile, con un risultato più che soddisfacente per il colore della pelle, per la sua elasticità e per la sua peluria. Il problema più complesso é costruire l’uretra che deve percorrere la lunghezza del neo-pene per permettere la minzione in piedi (molto richiesta dagli operati perché simbolo indiscusso di mascolinità) e ricavata da altrettanta cute arrotolata a forma di tubicino e posizionata nel suo decorso dalla vescica al glande. Questo é l’intervento che genera le più frequenti complicanze, come fistole uretrali o stenosi (restringimenti) per cui molti pazienti vi rinunciano e decidono di mantenere l’uretra nella posizione originale femminile e quindi di urinare seduti.
«Per ottenere l’erezione del neopene si può scegliere tra una protesi idraulica o una meccanica. Per la prima si posiziona nell’addome o in un solo scroto un piccolo serbatoio a forma di palloncino, collegato con un tubicino alla protesi fallica di silicone (ma vuota dentro), che viene invece inserita all’interno del neo-pene. Successivamente si riempie il serbatoio con un liquido gelatinoso permanente che, con un comando manuale, si trasferisce nel fallo di silicone alloggiato nel pene,facendolo così erigere. É il nuovo uomo stesso che aziona una pompetta di plastica inserita nell’altro testicolo, che viene strizzato con la mano più volte, per permettere al liquido del serbatoio di trasferirsi nella protesi del pene ed avere quindi l’erezione. Quando il trans vuole riportare il pene alla condizione di riposo, preme e strizza nuovamente la pompetta dal lato opposto, in modo da far defluire indietro il liquido nel suo serbatoio.
Esternamente non si vede nulla, perché tutto il dispositivo idraulico é inserito all’interno al corpo e ai nuovi organi genitali, quindi esteticamente tale protesi non é visibile.
La protesi meccanica invece è praticamente un fallo tutto in silicone, sostanza presente anche al suo interno, che la rende semi rigida, ed ha la forma per essere inserita nel neo pene, al quale regala un tono “barzotto” permanente, ovvero un turgore leggermente minore di quello della erezione naturale, ma valido a sufficienza per i rapporti sessuali, e soprattutto tale protesi è pieghevole, per cui il pene può in seguito essere piegato e ricollocato in basso, in alto o di lato quando si è vestiti, anche se attraverso i tessuti attillati si può intuirne il volume. Il vantaggio di tale protesi, che è la stessa usata negli interventi per la cura dell’impotenza maschile, è che raramente provoca complicanze ed é la meno costosa. Lo svantaggio é che non può essere affiancata nel suo decorso nel pene dall’uretra, il cui orifizio resta quello femminile di origine, sotto il clitoride, ed i soggetti operati dovranno necessariamente urinare da seduti.
Per quanto riguarda l’orgasmo,poiché i tessuti cutanei trapiantati non hanno sensibilità erogena, il nuovo fallo viene posizionato chirurgicamente sopra il clitoride femminile di origine, che non viene escisso, ma conservato in modo che assicuri anche la sua sensibilità, e con il movimento del pene durante i rapporti sessuali verrà di riflesso stimolato ad avere l’orgasmo, che però sarà sempre di tipo femminile e non sempre si riesce a raggiungere.
Il risultato finale per la trasformazione da donna ad uomo prevede quindi una media di 5/6 interventi,che sono la mastectomia, isterectomia, falloplastica, scrotoplastica, regolazione dell’uretra ed inserimento della protesi, salvo complicazioni.
CHI NON SI OPERA
Sono molti però i transgender che non si operano affatto, che non effettuano il cambiamento del sesso biologico, poiché sanno bene che tali trasformazioni non sono reali ma solo esteriori, che possono cambiare cioè gli attributi ma non il patrimonio genetico che resta lo stesso, maschile nei nati uomini e femminile nelle nate donne. Cioè il Dna di origine resta identico.
Il percorso di trasformazione prevede poi una terapia ormonale a base di estrogeni e progesterone che modifichi i caratteri sessuali di genere originali (la voce, la pelle, i peli, distribuzione del grasso ecc) e che non va mai sospesa, oltre ad un supporto psicologico prima e dopo la trasformazione».
Va precisato che io non posso assolutamente operare un tale soggetto senza l’autorizzazione e la sentenza del tribunale di riferimento,che valuterà psicologicamente la possibilità del cambio di sesso, con un training che può durare anche due anni, e non posso intervenire senza l’autorizzazione legale del tribunale, poiché queste operazioni sono considerate una lesione gravissima in quanto precludono definitivamente la capacità riproduttiva del cittadino».
«In Italia si eseguono non più di 40/50 interventi all’anno, data la scarsità degli operatori specialisti,ed attualmente le mete più gettonate sono la Thailandia, l’Inghilterra e la Spagna. Il pioniere di questi tipi di interventi é stato il Professor Bureau, un urologo francese che operava a Casablanca negli anni ’50, quando non veniva offerta nessuna valutazione psicologica, e quando le tecniche operatorie erano molto meno sofisticate di oggi».
«Mi preme sottolineare che i transgender comunque non sono assolutamente uno “scherzo della natura” come molti pensano, perché la natura non scherza! Mai! Loro nascono così ed hanno tutto il diritto di farsi riconoscere per quello che sono, tanto che ultimamente il Tribunale li autorizza al cambio dei dati anagrafici anche senza il cambio chirurgico del sesso,per il loro diritto di riconoscere la propria identità sessuale».
Il professor Aldo Felici oggi è primario emerito del San Camillo di Roma, opera nella Clinica Villa Pia della Capitale. Nel ’92 ha fondato il Saifip, il servizio di assistenza al disturbo dell’identità fisica e psichica. Dopo la mia intervista è rientrato in sala operatoria per eseguire una rinoplastica su un paziente, anzi su una persona, di genere omosessuale».

“Il virus Zika nello sperma anche sei mesi dopo i sintomi”

Il virus Zika resta nell’organismo per tempi più lunghi dopo i sintomi rispetto a quanto riscontrato fino ad oggi. Per la prima volta, infatti, è stata rilevata la sua presenza nello sperma fino a 6 mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. Fino ad oggi il limite massimo si fermava a 2 mesi.

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Lo studio è stato appena pubblicato da Eurosurveillance.  I test sono stati eseguiti presso il laboratorio di virologia dell’Istituto per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, tramite tecniche di biologia molecolare (RT-PRC) su un uomo di 30 anni, che nel gennaio 2016 è tornato in Italia dopo 14 giorni dalla diagnosi di infezione da virus Zika. I sintomi che lo avevano allarmato erano di stato febbrile associato ad astenia e a rash cutaneo per 5 giorni.  Lo studio sulla persistenza del virus Zika nei fluidi corporei ha mostrato per la prima volta che un uomo continua ad essere positivo allo sperma test per Zika virus anche sei mesi dopo l’insorgenza dei sintomi. I campioni di siero, urine, saliva e sperma sono stati raccolti in modo prospettico al fine di rilevare la presenza del Zika un virus in tali liquidi: il test a 91 giorni è stato positivo per l’urina, saliva e campioni di sperma. A 134 giorni risultava positivo solo un campione di sperma e lo stesso a 188 giorni. Studi precedenti avevano dimostrato che il virus Zika era stato rilevato nello sperma fino 62 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi.   “L’INMI Spallanzani è impegnato a studiare patogenesi, virologia ed epidemiologia del virus Zika, oltre che alla cura delle persone colpite. Ci sforziamo di comprendere per quanto tempo i pazienti rimangono positivi al virus dopo il loro recupero e quali potrebbero essere le conseguenti implicazioni sulla salute pubblica- evidenzia Giuseppe Ippolito, Direttore Scientifico dell’Istituto-E’ molto lodevole il contributo che i pazienti garantiscono ai nostri studi aiutandoci ad approfondire per quanto tempo il virus può persistere nel liquido seminale.”   “Sono molto soddisfatta di tali risultati positivi ottenuti dall’Istituto e dal contributo che costantemente offriamo alla comunità scientifica”, commenta Marta Branca, Commissario straordinario dell’Istituto.  In Italia sono state ad oggi 61 le diagnosi di infezione da Zika contro i 1111 in Europa (dati ECDC) e in tutti casi si tratta di viaggiatori tornati da paesi ad alto tasso di trasmissione del virus attraverso la zanzara Aedes.

La bellezza naturale di Jennifer Newrkla

Giovane e molto bella. Sono un po’ le prerogative di quasi tutte le modelle, sicuramente, ma anche delle giovani attrici di oggi. Di lei non si sapeva granché fino a che non è entrata nelle nostre case, dal lunedì al venerdì, poco prima di cena, su Rete 4.Stiamo parlando di  Jennifer Newrkla, è una new entry nel cast della soap Tempesta d’Amore, viennese, 30 anni la si conosce meglio come Julia Wegener, donna chiave di un intreccio d’amore alquanto fantascientifico, come solo nelle soap opera si può vedere.

Tempesta D'Amore Jennifer Newrkla Sophie e JuliaJulia, anzi, Jennifer ha un viso tondo dai lineamenti morbidi. Pelle pesca e occhi verdi a sottolineare le sue origini austriache.
Basta davvero poco per mettere in risalto il suo sguardo profondo: un marrone leggero per dare profondità e ingrandire, se mai ce ne fosse bisogno, i suoi occhi chiari. Le labbra, che sono spesso lasciate al naturale, un po’ anche dall’esigenza del copione, ma al suo tratto perfetto, suggeriamo un semplice e leggero gloss per evidenziare il suo bel colore naturale.